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NewsOmicidio Cocò Campolongo: arrestasti i killer del piccolo bruciato in auto insieme al nonno
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Omicidio Cocò Campolongo: arrestasti i killer del piccolo bruciato in auto insieme al nonno

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Svolta nelle indagini per l’omicidio di Cocò Campolongo, il piccolo di 3 anni ritrovato carbonizzato in auto insieme a suo nonno. L’ordinanza che ha portato all’arresto di 2 persone si compone di 289 pagine, ma la cosa più agghiacciante è che i killer sono andati in giro per il paese con i vestiti e le mani sporche.

cocò campolongo_omicidio cassano allo ionioI bambini non si toccano, è un falso mito della mafia che è stato infranto molte volte, così come riportano i casi di cronaca nera più cruenti. Anche Papa Francesco aveva espresso parole dure contro i killer di Cocò Campolongo, perché il piccolo di 3 anni era una vittima innocente. Il nonno Giuseppe Iannicelli invece di portare Cocò a fare un giro in bici, lo usava come scudo per i giri di spaccio. Per Cocò Campolongo era una grande gioia essere caricato in auto insieme alla compagna del nonno Ibtissan Touss, e dal suo seggiolino osservava il paesaggio che scorreva veloce. Iannicelli riforniva i spacciatori della zona della Sibartide, nella provincia di Cosenza. Due testimoni e un pentito hanno svelato il piano di Iannicelli che uscito dal carcere, aveva cambiato il suo giro, cercando nuovi fornitori, per emergere. Prima era affiliato agli zingari, poi ha seguito i Forastefano, il clan rivale. Iannicelli quindi era diventato una persona scomoda.

I due arrestati per il triplice omicidio sono Cosimo Donato, chiamato “Topo” e Faustino Campilongo, conosciuto come “Panzetta”, erano uomini di Iannicelli ma quando entrano in gioco le regole criminali per la supremazia di un territorio non c’è sodalizio che tenga. L’agguato in cui ha perso la vita il piccolo Cocò Campolongo è l’epilogo di una storia di ‘ndrangheta, di minacce, ritorsioni, pestaggi, matrimoni combinati, segreti e soldi. Topo e Panzetta temevano che prima o poi Iannicelli si sarebbe pentito e che avrebbe iniziato a collaborare, per questo la notte tra il 16 e il 17 gennaio 2014 l’hanno sparato insieme alla compagna e al nipote, e poi sono andati in giro a vantarsi. Mancavano i riscontri tecnici per incastrarli, ma la Dda di Catanzaro, insieme al pentito, ha ricostruito per intero la vicenda, ora si attende che la giustizia faccia il suo corso.

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