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Omicidio Davide Bifolco, parla il Carabiniere colpevole: “Chiedo perdono per questa perdita”

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davide bifolcoIl Carabiniere colpevole della morte del 17enne Davide Bifolco ha deciso di parlare per la prima volta attraverso il suo avvocato. Il 32enne chiede scusa alla famiglia della vittima attraverso un’intervista a La Repubblica

“Sono addolorato. Con pudore voglio dire alla famiglia di Davide che chiedo perdono per questa perdita, consapevole che niente e nessuna parola potrà attutire il dolore, che segnerà per sempre anche la mia vita”. Poi continua: “Io so che però questa tragedia è stata la conseguenza impensabile, umanamente inaccettabile, di un incidente. Solo un terribile incidente. Non ho mai puntato la pistola, ho alle spalle oltre dieci anni di lavoro, anche a Verona”.

Intanto che i cortei per Davide Bifolco continuano, il Carabiniere, in attesa degli esiti dei primi accertamenti, si difende: “Se avevo il colpo in canna, quella notte, è perché io e il mio collega inseguivamo un latitante. Non sono mai stato un Rambo, non ho mai neanche immaginato di puntare la pistola. Sono inciampato, quella notte, mentre bloccavo l’altro giovane che si divincolava. Se si fa una perizia si vedrà che c’è il gradino”.

Ma un testimone smentisce: “Stavo sul balcone a fumare una sigaretta quella sera, con me c’era un mio amico. Era da poco passata la mezzanotte e sentivo le sirene delle volanti, ne ho vista passare una sgommando. Passano un paio di ore e vedo un motorino scappare. C’era una macchina che lo inseguiva da dietro e una che era di fronte. Hanno tamponato il motorino e tre – quattro carabinieri si sono lanciati in un inseguimento. Davide era a terra, si agitava. Il carabiniere ha puntato la pistola e ha sparato ad un metro, un metro e mezzo di distanza e ha sparato ad altezza d’uomo.”

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Nunzo Fragliasso, continuano e tra dichiarazioni e varie testimonianze spuntano anche le parole di Arturo Equabile, il latitante che secondo i Carabinieri quella maledetta sera era in compagnia di Davide: “Quella sera non ero sul motorino con Davide Bifolco. Non c’ero, lo volete capire o no?. Un’ora prima del fatto sono venuti i carabinieri nella casa dove stavo. Erano con le pistole in pugno e gridavano apri, bastardo. Ho avuto paura e sono scappato in un’altra casa. Dopo tre quarti d’ora ho saputo che in un’altra parte del quartiere c’era stata la sparatoria.”

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