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Omicidio Di Raimo: le amnesie di Pietro Petrianni durante l’interrogatorio

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Davanti al Gip, Pietro Petrianni, arrestato perché ritenuto responsabile dell’omicidio del cognato, Maurizio di Raimo, ha fornito una versione dei fatti lacunosa. L’arresto è stato convalidato con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Intanto si cercando dei complici perché Petrianni potrebbe non aver agito da solo.

poliziaTorniamo ad occuparci dell’omicidio Di Raimo. Il carrozziere è stato ucciso lo scorso venerdì al termine di una lite con il cognato Pietro Petrianni per alcuni debiti non saldati. Nella carrozzeria sono state trovate delle tracce di sangue e, agli agenti della scientifica non è sfuggito il fatto che Petrianni abbia provveduto a ripulire accuratamente il pavimento per nascondere le tracce. Tuttavia, la squadra mobile ha risolto in caso in meno di 24 ore scavando nella vita privata della vittima. Pietro Petrianni però potrebbe avere avuto dei complici. Come ha trasportato il corpo di Di Raimo in auto?

E’ improbabile che abbia agito completamente da solo anche perché tra i due vi era una differenza di età di 10 anni e la vittima era di corporatura robusta. Gli inquirenti stanno cercando di capire come abbia fatto a portare la Mercedes Slk Grigia sino a Campoverde dove è stata ritrovata per depistare le indagini. Il luogo dista almeno 30 chilometri da Latina. Anche sulla dinamica vi sono ancora molte incertezze. La pistola è stata tirata fuori dall’assassino o dalla vittima?

Purtroppo Pietro Petrianni ha fornito una versione dei fatti lacunosa e oscura che non ha convinto il giudice. Ad un certo punto l’uomo ha detto: «Non ricordo cosa sia successo, dopo la lite non riesco a ricordare più nulla». L’unica certezza al momento sono i difficili rapporti tra i due a causa del mancato pagamento del canone d’affitto per la carrozzeria.

Fonte: Corriere di Latina

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