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Omicidio Dina Dore: chiesto l’ergastolo per il marito

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dina doreDina Dore fu trovata senza vita nel garage della sua abitazione a Gavoi nel 2008. Il marito fu ritenuto il mandante dell’omicidio ed ora rischia di essere condannato all’ergastolo. A dare la notizia è l’Ansa

Nel processo in Corte d’Assise per il delitto di Dina Dore il Pm della Dda ha chiesto di condannare all’ergastolo Francesco Rocca, marito della vittima: “Per un delitto così terribile, una mamma che viene uccisa dentro il garage di casa mentre una sera rientra con la bimba di 8 mesi, non si può che chiedere l’ergastolo”.

Secondo il magistrato nei cinque anni di indagini e nell’anno e mezzo di processo si sono raccolti elementi sufficienti per confermare la colpevolezza di Rocca. In particolar modo la testimonianza del supertestimone Stefano Lai incastrerebbe l’uomo proprio come ha incastrato Pierpaolo Contu, esecutore materiale dell’omicidio all’epoca minorenne, che dopo aver ucciso l’innocente Dina Dore confessò tutto a Lai. L’assassino in questione venne profumatamente pagato da Rocca con ben 250 mila euro e con la casa di proprietà della coppia.

Significative anche le prove della relazione extraconiugale tra il marito della vittima e Anna Guiso, sua assistente dello studio dentistico, che è stata definita il movente dell’omicidio: “Temeva che la moglie ufficializzasse la separazione perché così non avrebbe più potuto ucciderla”.

L’uomo dopo aver ucciso la moglie scrisse un sms alla sua amante: “Tu non sai che cosa ho fatto io per te”. Una frase che significa tanto e che è l’ennesima conferma che Rocca organizzò l’assassinio di Dina Dore.

Intanto la famiglia della vittima si batte per la condanna dell’uomo e per il risarcimento di 600mila euro per la madre di Dina e 400mila euro a ciascuno dei tre fratelli. Il loro legale continua quindi ad incolpare il dentista: “La sera del delitto Rocca, che non chiamava mai sua moglie, l’ha chiamata tre volte tra le 18.30 e le 18.50 dal suo studio di Nuoro: voleva verificare se l’omicidio fosse stato eseguito. Dina non risponde e lui anziché essere preoccupato si ferma al bar. Quando è arrivato nel garage di casa e ha trovato la bambina dentro l’ovetto, il sangue per terra, Rocca non prende la bambina in braccio, non cerca la moglie, non chiama la Polizia ma telefona al padre, alla sorella e al cognato di Dina Dore. Non aveva motivo per essere sorpreso sapeva perfettamente cosa era accaduto”.

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