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NewsOmicidio Emanuele Lucentini: iscritte 5 persone nel registro degli indagati

Omicidio Emanuele Lucentini: iscritte 5 persone nel registro degli indagati

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La procura di Spoleto ha aperto un secondo fascicolo per la morte di Emanuele Lucentini, il carabiniere ucciso lo scorso 16 maggio dal collega Emanuele Armeni. L’uomo è in carcere con l’accusa di omicidio volontario ma altri 5 carabinieri sono accusati di favoreggiamento.

Emanuele LucentiniLa storia dell’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Emanuele Lucentini ha troppe mezze verità secondo la Procura di Spoleto. Armeni ha sempre parlato di un incidente, ma a quanto pare 5 colleghi hanno nascosto quanto è realmente accaduto. Nei giorni successivi il tragico evento era apparso chiaro che le indagini non erano state indirizzate sulla strada giusta. Ad incastrare uno degli indagati è stata una frase di troppo intercettata in una conversazione del 9 giugno, ovvero 3 settimane dopo l’omicidio di Emanuele Lucentini. «Abbiamo fatto un casino della madonna», avrebbe detto, «Siamo partiti col piede sbagliato noi, capito? Perché se noi partivamo subito con le cose come stavano… avevamo già finito… te lo dico io… invece noi dobbiamo fa i fenomeni», ha aggiunto poco dopo.

Forse si trattava solo di uno sfogo o di uno scambio di opinioni, però appare chiaro che c’era della tensione con i magistrati di Spoleto che stavano cercando la verità proprio tra le mura della caserma. I giudici vogliono scavare a fondo per capire cosa è successo quella mattina al termine del turno di notte di Emanuele Armeni ed Emanuele Lucentini, la mobile di Perugia e i Ros di Roma invece sono a lavoro sul movente che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere ricollegato ad un episodio accaduto qualche sera precedente durante un controllo.

I carabinieri indagati sin dall’inizio hanno seguito le indagini e si sono resi disponibili per gli interrogatori in cui hanno sempre fatto riferimento all’incidente. I giudici del riesame hanno negato la libertà ad Emanuele Armeni e nelle 21 pagine dove ci sono le motivazioni c’è scritto che la simulazione è fasulla e che l’esecuzione in caserma avrebbe consentito all’appuntato di godere di un trattamento di favore da parte dei suoi colleghi. I giudici sono stati molto duri perché Armeni «è stato già in grado di sviare le indagini, per altro godendo di un oggettivo aiuto da parte di alcuni militari».

Fonte: Corriere Adriatico

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