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Omicidio Fausto Bottura, condannati il nipote e due suoi amici

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fausto botturaFausto Bottura, operaio di 48 anni, è stato ucciso il 3 dicembre scorso a colpi di mazza da baseball. Gli autori dell’omicidio, avvenuto a Magnacavallo, furono un nipote della vittima e due suoi amici

Sono stati condannati per aver ucciso Fausto Bottura. Si tratta di Alessio Magnani, 18enne reo confesso di Poggio Rusco, ritenuto l’esecutore materiale del delitto; Armando Esposito, 19enne di Magnacavallo e di Massimo Bottura, nipote di 19 anni della vittima.

Come si legge sul sito Gazzettadimantova.gelocal.it, a subire la condanna più pesante sono stati Rusco ed Esposito perchè condannati a 30 anni di reclusione, a differenza di Bottura che, per il suo comportamento processuale collaborativo, è stato condannato soltanto a 17 anni e 4 mesi di carcere.

I tre imputati, tutti condannati per omicidio volontario premeditato, sono stati ritenuti dai propri difensori fragili e indifesi, forse inconsapevoli di ciò che avevano fatto e poco furbi. I giovani avevano infatti tentato invano di gettare il cadavere di Fausto Bottura nel Po, che dopo non molto tempo ha riportato alla luce quel corpo senza vita.

“La sentenza è da condividere e trova in noi pieno apprezzamento per il lavoro svolto – ha dichiarato il procuratore Antonino Condorelliprima per la polizia giudiziaria e poi dalla magistratura in un caso tristemente delicato di rapporti familiari e di condizione della gioventù”.

Gli avvocati difensori di Bottura hanno invece commentato così la condanna inflitta al loro assistito: “Massimo è stato sempre collaborativo, dal primo momento ha reso una prima confessione lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere, quando i carabinieri l’avevano sentito non come indiziato ma in veste di persona informata sui fatti. Possiamo dirci più che soddisfatti, diciassette anni e quattro mesi non sono trenta: è l’esito di un’assunzione di responsabilità che Massimo s’è preso già al primo interrogatorio [..] Questo gli consentirà di programmare in qualche modo quella che sarà la sua vita futura che necessariamente si svolgerà all’interno della struttura carceraria”.

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