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Omicidio Fortunato La Rosa: arrestati i presunti mandanti dopo 10 anni

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Fortunato La RosaFortunato La Rosa, primario in pensione del reparto oculistico dell’ospedale di Locri, venne ucciso l’8 settembre del 2005. A dieci anni dall’assassinio sono stati arrestati i presunti mandanti dell’omicidio

Le persone arrestate appartengono probabilmente alla ‘ndrangheta locale di Canolo. Fortunato La Rosa, che dopo essere andato in pensione iniziò a dedicarsi all’agricoltura in alcuni terreni di famiglia situati tra Canolo e Gerace, prima di essere eliminato denunciò alla polizia minacce e atti intimidatori subiti proprio a causa dei suoi terreni.

Secondo gli esperti, a chiedere di sparare alla vittime quei tre colpi di fucile mentre si dirigeva ai suoi terreni furono Giuseppe Raso e Domenico Filippone. I due sono stati fermati dai Carabinieri con un’ordinanza d custodia cautelare in carcere e sono accusati di omicidio premeditato e di porto abusivo di armi da fuoco.

Ad incastrarli, oltre ad alcune testimonianze, sarebbero state delle intercettazioni telefoniche e ambientali dove si è confermata l’esistenza di gruppi criminali anche nella municipalità di Canolo. Fortunato La Rosa è stato ucciso proprio per agevolare l’attività “locale di Canolo” di cui Giuseppe Raso sarebbe il “capo”.

La vittima infatti, non avrebbe “tollerato la sistematica invasione dei propri terreni da parte di bestiame di proprietà del nucleo familiare” di Raso e Filippone. In poche parole, Fortunato La Rosa non accettava che il bestiame, le cosidette “vacche sacre”, dei due assassini pascolasse abusivamente nel suo terreno.

Il rifiuto dell’ex medico di piegarsi alla ‘ndrangheta gli costò però la vita. Per gli inquirenti infatti, l’uomo venne ucciso “per ribadire la propria egemonia mafiosa sul territorio e favorire l’attività di allevamento e commercializzazione di bovini, di interesse per i vertici del sodalizio e condotta anche attraverso atti di violenza o minacce e con la pretesa del pascolo abusivo su terreni altrui, da tollerarsi in virtù del potere di intimidazione derivante dall’appartenenza del Raso alla ‘ndrangheta”.

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