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Delitti ItalianiNewsOmicidio Franco Mazzè. Chianchiano confessa: “Sono colpevole. Dovevo difendermi”

Omicidio Franco Mazzè. Chianchiano confessa: “Sono colpevole. Dovevo difendermi”

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Franco Mazzè, 46enne pregiudicato, è morto dopo essere stato ferito alla testa da un colpo di arma da fuoco. L’indagato del delitto, Fabio Chianchiano, ha finalmente ammesso di essere stato lui a togliere la vita alla vittima

Franco MazzèFabio Chianchiano, indagato per omicidio e possesso illegale di armi, dopo aver tentato di difendersi cercando di far crollare tutte le accuse a suo carico per il delitto Mazzè, non ha potuto fare altro che ammettere di essere colpevole: “Sì sono colpevole però per legittima difesa perché lui era armato. Sono stato più fortunato di lui, il Signore ha voluto che lui morisse ed io campassi”.

Secondo quanto scritto da Live Sicilia, l’uomo non si è pentito di aver ucciso Franco Mazzè ma la sua confessione è arrivata dopo le troppe domande e i tanti dubbi del pm Calogero Ferrara e grazie alle innumerevole conferme avute nel corso delle indagini: “Non ho avuto rimorso, però ora mi sento così perché penso alla mia famiglia, solo per questo”.

Durante l’interrogatorio Chianchiano ha ricostruito tutti i momenti che hanno preceduto l’omicidio soffermandosi in particolar modo sulla causa che avrebbe dato vita alla tragedia. Il tutto sarebbe nato dopo una lite scoppiata in un bar con Vincenzo Mazzè, fratello della vittima: “Mentre sorseggiavo il caffè è nato questo litigio con Vincenzo Mazzè, che praticamente è uno che rompe, è una persona che istiga sempre le persone e si era preso con Biondo Stefano per cose.. Sono intervenuto io e l’ho ripreso aspramente”.

Poi ha continuato: “Diceva a tutti tu si spiuni ed iddi su buoni, tu si spiuni, tu si carabinieri ed iddu su buoni ca poi i spiuni su iddi. Lui è sbiancato di faccia e gli ho detto ma che fa sbianchi con me? Lui ha preso e mi ha dato un pugno e mi sono difeso. Mi inchiummò diciamo ed io ho reagito d’istinto e mi sono difeso e da lì ci hanno divisi e me ne sono andato.”

Ed è proprio in quel momento che Franco Mazzè si sarebbe messo sulle tracce di Chianchiano: “Mi è arrivato all’orecchio un tam tam che mi cercavano per ammazzarmi, ed allora ho pensato ai miei figli che avevo accompagnato in chiesa. Sono andato da loro. Quando ho sentito questo tam tam conoscendo i soggetti ho preso una pistola e mi sono armato. L’avevo nascosta a casa, nemmeno mia moglie lo sapeva, ce l’avevo a casa nelle scatole delle scarpe”.

Il colpevole scagiona Biondo, l’amico che durante la lite era con lui al bar, raccontando di aver preso la sua auto senza avvisarlo. Ed è proprio a bordo della Panda presa senza consenso che Chianchiano incontra Franzo Mazzè: “Mentre andavo in chiesa per prendere miei figli l’ho incocciato stu Franco Mazzè con il motorino elettrico e mi veniva incontro. Sono sceso dalla macchina perché lo volevo ammazzare, volevo discutere, lo volevo prendere a cazzotti. Lui mentre veniva da me ha buttato giù il motorino e ha estratto una rivoltella, aveva una automatica che la imbracciava con la sinistra. Io ho estratto pure la mia pistola e abbiamo incominciato a far fuoco.”

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