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Omicidio Gian Carlo Ferrario: un giallo che dura da 20 anni

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Gian Carlo Ferrario era un udinese di 50 anni conosciuto con il nome di Elsa, un travestito. É stato assassinato a colpi di posacenere e stiletto una notte di dicembre di 20 anni fa. L’inchiesta sul suo omicidio è stata archiviata ancora una volta.

elsaCosa è successo a Gian Carlo Ferrario la notte del 18 dicembre 1995? Nessuno è riuscito a dare una risposta a questa domanda nemmeno la squadra speciale di Roma che si occupa dei cold case italiani. Sicuramente oggi il killer di Gian Carlo Ferrario non avrebbe avuto scampo perchè quella sera ha lasciato una serie di tracce evidenti. Putroppo è passato molto tempo e il killer di Elsa è ancora in circolazione. Ripercorriamo insieme alcune tappe del giallo dell’omicidio di Gian Carlo Ferrario.

Sono le 3.30 ed Elsa si trova sul marciapiede di Via Liruti, con le sue colleghe. A quei tempi era considerato il luogo di ritrovo dei travestiti. Poco dopo un giovane si avvicina ad Elsa e si allontanano a bordo della sua auto per raggiungere la casa di appuntamenti in Via Tomadini. Non si sa bene cosa abbia scatenato la furia omicida dell’uomo che si è ferito ad una mano e ha tentato di incendiare la stanza. Un collega del travestito che si trovava in un’altra stanza avverte l’odore del fumo e cerca di spegnere l’incendio, ma si accorge che Elsa è sul pavimento, nudo e senza vita. L’assassino ha riportato l’auto al parcheggio ed è sparito nella notte udinese. Quello di Gian Carlo Ferrario è stato il primo omicidio di un travestito, nel mondo delle prostitute erano frequenti invece, così come ricorda Gianni Mainardis, ispettore vice-capo della Squadra mobile che si occupò del caso di Elsa.

Mainardis una sera ha deciso di andare sul marciapiede dei travestiti per cercare di capire l’ambiente e scoprire anche l’assassino. Nel corso degli anni e delle inchieste sono state 3 le persone fermate. Una di queste ha anche trascorso 3 notti in carcere, ma i pochi indizi a disposizione della mobile non si sono trasformati in prove e il sospettato ha anche ottenuto un risarcimento di 2 milioni di vecchie lire. Una speranza può arrivare dall’analisi delle tracce di sangue sul cuscino trovato nell’alcova di Elsa. Il secondo giovane infatti qualche giorno prima di essere fermato ha fatto ripulire l’auto ma il test del DNA e le testimonianze lo scagionano. Il cerchio si restringe intorno all’ultimo giovane perché il DNA risulta compatibile ma i marcatori genetici non sono sufficienti.

Nei primi anni del 2000, l’inchiesta viene archiviata per la terza volta. Nel 2010 viene riaperta ma i reperti sono stati conservati in maniera precaria e il fascicolo dell’omicidio di Gian Carlo Ferrario è iscritto come “Ignoti”. L’omicidio è un reato che non cade mai in prescrizione, ma i reperti sono stati “bruciati” e anche le testimonianze dei colleghi di Elsa non sono più ritenute valide perché utilizzate nella prima inchiesta.

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