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Omicidio Giuseppe Veropalumbo: riaperto il caso, un indagato

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Chi ha sparato a Giuseppe Veropalumbo la notte di Capodanno del 2008? Un pentito, Michele Palumbo, ha fatto un nome alla Dda. Si tratta di un uomo di 38 anni considerato vicino al clan dei Gionta.

veropalumboGiuseppe Veropalumbo venne ucciso da un proiettile vagante mentre festeggiava l’arrivo del nuovo anno. Era la notte del 31 dicembre 2007, il carrozziere di 30 anni era nella sua abitazione, al nono piano di un palazzone di Torre Annunziata. Un proiettile lo colpì al cuore, mentre aveva in braccio la figlia Ludovica di 14 mesi. Per ben 9 anni il killer di Veropalumbo non ha avuto né un volto né un nome. La svolta è arrivata grazie alle dichiarazioni di un pentito, tale Michele Palumbo, chiamato “munnezza”. Palumbo ha 46 anni e sta scontando una pena all’ergastolo per l’omicidio di Ettore Merlino, pluripregiudicato. L’assassino è in carcere da 6 anni ed era vicino al clan Gionta.

Nel corso di un recente interrogatorio, Michele Palumbo, pentito da 26 maggio dello scorso anno, ha fatto il nome di un pregiudicato di 38 anni, anche lui considerato vicino allo stesso clan. La procura di Torre Annunziata ha deciso quindi di riaprire il caso, dopo che era stato archiviato nel 2013 per mancanza di prove sull’identità dell’assassino. Oggi invece si procede con le indagini per omicidio preterintenzionale. L’indagato è stato già sentito dal pm e ha respinto ogni accusa. Intanto a breve ci saranno nuovi accertamenti.

La prima svolta nel caso dell’omicidio di Veropalumbo era arrivata nel 2014 quando due collaboratori di giustizia fecero alcune rivelazioni importanti. Queste voci però non trovarono mai conferma nei riscontri ufficiali da parte degli inquirenti, ancora una volta mancavano le prove. Carmela Sermino, la vedova del 30enne ha detto che non ha sentito il suo legale, ma ha confermato che ha più fiducia nella giustizia che nella chiesa e attende i nuovi risultati delle indagini. La donna raggiunta al telefono da Lo Strillone.tv ha raccontato che due laureande hanno scelto di discutere la tesi di laurea sul caso del marito. La donna porta avanti da anni una battaglia per far riconoscere Giuseppe come vittima di mafia, ma per lo stato è “come se fosse morto d’infarto”.

Fonte: Lo Strillone.tv

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