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Omicidio Ivan Regoli, l’assassino confessa: “L’ho ucciso con un tubo di ferro”

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Ivan RegoliSvolta nelle indagini per l’omicidio di Ivan Regoli, il 29enne ucciso nel 2011 a Matino. A confessare il delitto è stato Cosimo Mele, 35enne cugino della vittima: “Non volevo ucciderlo”

Cosimo Mele non è riuscito a restare in silenzio, il peso dell’omicidio commesso era troppo grande ed è per questo che a tre anni dall’omicidio di Ivan Regoli ha confessato: “Ogni notte mi sveglio con gli incubi e ho pensato spesso di farla anche finita. E’ per questo che ho deciso di confessare. Non volevo uccidere Regoli, e il tutto è stato frutto dell’impulso del momento che non sono riuscito a controllare”.

Il 35enne è stato arrestato e accusato omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il 29enne era scomparso nel settembre del 2011 ma il 1° agosto dell’anno successivo i suoi resti sono stati ritrovati in un pozzo in una campagna di proprietà della sua famiglia.

L’autore di tutto era stato proprio il cugino che aveva deciso di togliergli la vita colpendolo ripetutamente con un tubo metallico. I motivi che hanno spinto Mele ad uccidere sarebbero state le continue richieste di denaro da parte di Regoli che dopo diversi rifiuti del cugino iniziò a danneggiare e rubare nella sua campagna.

A causa di ciò i due, per chiarire la situazione, si erano dati appuntamento nella stessa campagna scenario di furti e successivamente anche dell’omicidio di Ivan Regoli.

Cosimo Mele ha così ricostruito il delitto e le sue parole sono state riportate dal Corrieredelmezzogiorno: “Ci recammo nello scantinato dove c’erano gli attrezzi dell’impresa edile di mio padre. Lui ovviamente tentennava; giunti nei pressi dello scantinato gli contestai la responsabilità sia dei furti che dell’incendio e, poiché lui faceva resistenza ad entrare nell’immobile, lo afferrai per la manica cercando di tirarlo dentro. Ricordo che era buio e riuscii a portarlo nello scantinato dove non c’è luce elettrica. Dopo avergli chiesto spiegazioni riguardo a detti episodi, gli diedi uno schiaffo; lui non rispondeva e cercava di scappare, per cui persi completamente la testa e impugnata una livella, dalle dimensioni di circa 60 centimetri, che si trovava sul luogo, la indirizzai nei suoi confronti tenendola per la mano, con il chiaro intento di colpirlo per impedirgli di fuggire; detto colpo tuttavia, benché questa non fosse la mia intenzione, lo attinse in testa”.

Poi continua: “Non era un colpo particolarmente violento e per conseguenza il Regoli si avventò contro di me minacciando di chiamare i carabinieri e di denunciarmi; ne è seguita una colluttazione nel corso della quale vari attrezzi caddero per terra, e nel corso della stessa io impugnai un tubo metallico di quelli che si usano per le andite e gli diedi alcuni colpi, anche in testa. Si trattò di un attimo in cui avevo perso completamente la testa. Ad un certo punto mi accorsi che il Regoli era rimasto immobile a pancia in giù”.

Regoli venne così gettato nel pozzo a marcire. Venne ritrovato un anno dopo ed identificato grazie agli abiti che indossava il giorno della scomparsa.

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