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Omicidio Lidia Macchi: la misteriosa lettera inviata ai genitori dopo la scomparsa

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La misteriosa lettera che venne recapitata ai genitori di Lidia Macchi dopo circa un mese dalla sua scomparsa è scritta da una donna che ha raccontato di essere stata guidata dallo spirito della studentessa di Comunione e Liberazione assassinata.

lettera_lidia macchiLe lettere anonime nel caso della scomparsa di Lidia Macchi sono due. La prima è quella che riporta lo scritto “In morte di un’amica” che è stata recapitata ai genitori in data 9 gennaio 1987, lo stesso giorno dei funerali della studentessa uccisa. Dalla perizia calligrafica è emerso che l’autore di quella lettera è Stefano Binda, un compagno di liceo e di militanza di Lidia Macchi, che l’ha portato a finire dietro le sbarre nei giorni scorsi. La seconda lettera invece è stata scritta da una mamma sofferente, e sul sesso del mittente non ci sono dubbi visto che il DNA è proprio di una donna. Non si capisce se si sia trattato di uno scherzo alla famiglia o se dietro quelle parole si celano brandelli di verità. Gli amici di Lidia Macchi, dopo aver saputo della sua scomparsa, si organizzarono in squadre per cercarla. Un gruppetto di tre (due ragazzi e una ragazza), la mattina del 7 gennaio ritrovarono la Panda della studentessa ferma nei pressi di una cava e di un cementificio, e poco più distante un cartone, sotto cui era nascosto il corpo senza vita di Lidia Macchi, massacrato da 29 coltellate, così come stabilì l’autopsia.

L’epilogo del delitto irrisolto di Lidia Macchi è ancora pieno di lati oscuri. Tornando alla lettera “In morte di un’amica”, anche se la perizia calligrafica ha attribuito la paternità dello scritto a Stefano Binda, il profilo genetico estrapolato in corrispondenza della linguetta di chiusura non è dell’uomo, oggi quarantottenne e laureato in filosofia. Binda si trova in cella per omicidio pluriaggravato. Lo scritto è organizzato in strofe e vi sono citazioni latine, richiami al mondo religioso, suggestioni e riferimenti precisi al delitto avvenuto in una notte invernale, sotto un cielo stellato.

Stefano Binda sarà interrogato domani, nel carcere di Varese, è tranquillo e attende che la situazione venga chiarita al più presto visto che non c’entra nulla con il delitto di Lidia Macchi. Il legale della famiglia non ha escluso la possibilità che venga riesumato il corpo della giovane studentessa alla ricerca di altre prove e indizi, purtroppo nel 2000 parte dei campioni sono andati distrutti e quelli rimasti non hanno profili genetici utilizzabili.

Fonte: Il Giorno

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