HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Delitti ItalianiNewsOmicidio Lidia Macchi: Stefano Binda in cerca di alibi, incastrato dal suo cellulare?

Omicidio Lidia Macchi: Stefano Binda in cerca di alibi, incastrato dal suo cellulare?

di

Stefano Binda, quando venne a conoscenza di essere indagato per l’omicidio di Lidia Macchi, fece una serie di telefonate ad alcuni amici che non sentiva da molti anni. Inoltre nel suo cellulare sono stati trovati dei messaggi sospetti.

omicidio_lidia macchiDa gennaio, Stefano Binda è finito dietro le sbarre. L’uomo è accusato di aver ucciso la studentessa di Comunione e Liberazione, Lidia Macchi. Come rivelato in esclusiva dal settimanale Giallo, gli inquirenti avrebbero scoperto, attraverso l’analisi del cellulare, che Binda avrebbe cercato di mettersi in contatto con amici e conoscenti che non sentiva da almeno 30 anni. Tra questi messaggi c’è anche quello ricevuto da Marco Pippione, che oggi è preside di un liceo: «Ti assicuro nelle mie preghiere. Abbi fede».

Un messaggio di questo tipo, sembra essere proprio la risposta ad una richiesta di aiuto. Soprattutto alla luce del fatto che Binda ha lasciato Comunione e Liberazione nel 2000 e non sentiva Pippione (ex capo di CL a Varese) da molto tempo. Inoltre i legali del presunto assassino di Lidia Macchi sono considerati vicini a Comunione e Liberazione e pare che siano stati messi in contatto proprio grazie a Pippione.

Il puzzle dell’omicidio di Lidia Macchi comincia a ricostruirsi, un altro pezzo molto importante riguarda l’arma del delitto. Nel parco Mantegazza sarebbero stati trovati 5 coltelli che l’archeologo forense sta esaminando. Ma per la famiglia della ragazza uccisa la procura non ha mai fatto abbastanza. Il procuratore generale che ha riaperto le indagini non ha dubbi sulla colpevolezza di Binda, ma servono ulteriori elementi per inchiodarlo alle sue responsabilità.

Delle nuove risposte potrebbero arrivare dall’istituto di medicina legale di Milano, dove sono stati esaminati i resti di Lidia Macchi. L’anatomopatologa Cristina Cattneo sostiene che “della scienza si deve sempre avere fiucia”. Dopo l’incidente probatorio, l’esperta ha rivelato che analizzerà anche un vecchio reperto trovato nei pressi del cadavere di Lidia Macchi con l’utilizzo delle moderne tecnologie. Si tratta di un caso davvero eccezionale visto che i vetrini sono stati distrutti per errore dal tribunale di Varese. Il settimanale Giallo ha svelato che si tratta di un lembo dell’imene di Lidia Macchi. La ragazza venne stuprata prima di essere uccisa e per lei era il primo rapporto sessuale. Il dna del killer potrebbe essere custodito proprio in quel reperto.

Lascia un commento

Back to Top