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Lidia Macchi

Omicidio Lidia Macchi: Stefano Binda invoca la libertà

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L’omicidio di Lidia Macchi rimarrà in parte irrisolto? La famiglia della vittima chiede di proseguire le indagini mentre gli avvocati di Stefano Binda appoggiano l’invocazione di libertà dell’uomo, che si è sempre dichiarato estraneo alla morte della ragazza.

Una storia atroce che pare non avere mai fine quella dell’omicidio di Lidia Macchi;  Stefano Binda,  arrestato a gennaio  per l’omicidio della studentessa di Varese, oggi invoca la libertà, i suoi  legali hanno impugnato il provvedimento con il quale il gip di Varese Anna Giorgetti ha respinto l’istanza di scarcerazione. Nel corso dell’udienza tenutasi il 16 novembre Sergio Martelli e Roberto Pasella, i due legali dell’accusato hanno nuovamente appoggiato la richiesta di Binda, detenuto a Milano nell’istituo di pena San Vittore, di essere scarcerato. Ora si attende la decisione dei giudici, già nei mesi scorsi era stata presentata la medesima istanza dagli avvocati del presunto assassino, poi respinta dalla Cassazione.

Il caso è più che mai in sospeso e complesso, il sostituto pg Carmen Manfredda, coordinatrice dell’inchiesta sul caso Macchi aveva già decretato la conclusione delle indagini con la firma del documento inerente e ora chiederà il rinvio a giudizio per Binda; l’uomo è indagato e accusato di aver violentato e ucciso barbaramente Lidia Macchi, che all’epoca dei fatti era sua compagna di liceo. Sono tutt’ora al vaglio delle indagini tutti gli elementi e i reperti acquisiti e il pg Manfredda intende procedere in questo senso soprattutto per evitare che Stefano Binda possa ritornare libero; infatti i tempi per una risoluzione sono brevi, Binda godrà dei termini di custodia cautelare il 15 gennaio.

Binda è accusato di omicidio pluriaggravato dal movente che è classificato come “abbietto” scatenato solo da una pulsione sessuale e da una palese crudeltà, comprovata dalle 29 coltellate inferte alla vittima dopo la violenza; il pg Mnafredda ha cosi definito il capo di imputazione: “La donna è stata considerata causa di un rapporto sessuale vissuto come tradimento del proprio ossessivo e delirante credo religioso, tradimento da purificarsi con la morte”.

 

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