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Omicidio Lidia Macchi, svolta nel caso: è stata trovata l’arma del delitto?

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Potrebbe esserci una nuova svolta nel caso dell’omicidio di Lidia Macchi. Dopo quasi 30 anni è finito in carcere Stefano Binda, con l’accusa di aver ucciso la studentessa, e anche la ricerca dell’arma del delitto potrebbe dare risultati inaspettati.

omicidio macchi delitti.net (1)È l’inizio della fine per il caso di Lidia Macchi? La risposta a questa domanda potrebbe arrivare molto presto. Gli agenti della squadra Mobile con il supporto dell’esercito hanno utilizzato il metal detector e il geo scanner per cercare l’arma del delitto grazie ai quali hanno raccolto ben 7 sacchi di materiale arrugginito tra cui vi sono sei coltelli e un falcetto. Mentre questi reperti vengono analizzati in laboratorio, si prosegue con gli accertamenti dell’area che è stata messa sotto sequestro.

Ricordiamo che le indagini per l’omicidio di Lidia Macchi, sono ripartite grazie alla testimonianza di Patrizia Bianchi, che dopo aver letto su un giornale lo scritto di Stefano Binda “In morte di un’amica” ne ha riconosciuto la calligrafia. Dopo un anno di indagini, il 15 gennaio sono scattate le manette ai polsi dell’uomo. Binda avrebbe un alibi, era in vacanza sulla neve, ma nessuno ricorda la sua presenza, tranne uno degli ospiti dell’hotel che non è nemmeno tanto sicuro, mentre il suo amico Giuseppe Sotgiu, diventato prete, secondo le ultime indiscrezioni riportate da Cronaca&Dossier potrebbe essere indagato per falsa testimonianza, troppe le omissioni e le amnesie.

La stessa Patrizia Bianchi ricorda che qualche giorno dopo l’omicidio di Lidia Macchi, avvenuto il 5 gennaio del 1987, ha incontrato Stefano Binda e ad un certo punto il ragazzo ha deviato il percorso verso Parco Pantegazza dove ha abbandonato un sacchetto di plastica. Se sugli oggetti rinvenuti vi sono delle tracce del sangue di Lidia Macchi e le impronte di Binda, allora vi saranno pochi dubbi sull’identità dell’assassino della studentessa.

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