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Omicidio di Luca Varani: la vittima implorava di smettere, ma Manuel Foffo e Marco Prato lo hanno ucciso senza pietà

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Manuel Foffo e Marco Prato, mentre Luca Varani implorava pietà, hanno detto: «Devi morire». È questa la scioccante rivelazione su Giallo num. 12. Per il giudice gli assassini sono pericolosi e possono uccidere ancora. I due si accusano a vicenda, Foffo parla dei rapporti difficili con suo padre, mentre Prato vuol farsi passare per malato di mente.

Luca VaraniRiccardo Amoroso, gip per le indagini preliminari del caso Luca Varani nella convalida dell’arresto di Foffo e Prato ha usato parole dure e pesanti: «La fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio tanto efferato, preceduto da sevizie e torture, destano un grande allarme sociale. Le modalità raccapriccianti dell’azione omicida, l’efferatezza delle sofferenze inferte alla vittima prima di ucciderla sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà, e come tali pericolose, e quindi anche in grado di ripetere condotte analoghe…». I due imputati restano in cella non solo perché le prove contro di loro sono schiaccianti, ma per preservare quelle che non sono ancora state trovare visto che Foffo e Prato si accusano a vicenda e forniscono versioni contraddittorie. Da capire anche se qualcuno ha visto o sentito qualcosa visto che come hanno detto i carabinieri «l’odore di sangue si era sparso per tutto il condominio». Inoltre Foffo è sceso dalla madre a chiedere stracci e detersivi per pulire l’appartamento e aveva i vestiti sporchi di sangue, ma sono tutti aspetti da chiarire.

Chi dice la verità? È difficile stabilirlo senza i riscontri degli esami tecnici e scientifici. Manuel Foffo e Marco Prato sono due figli della Roma “bene”, il primo è uno studente di legge fuori corso, mentre il secondo organizza eventi e vanta amicizie nel mondo dello spettacolo. Una in particolare, quella con Flavia Vento di cui anche i giornali di gossip avevano parlato. La soubrette adesso è sconvolta perché quel ragazzo così sensibile e che amava i suoi sette cani avrebbe dovuto sposarlo. Mai immaginava che Marc fosse un cocainomane e un assassino.

Manuel Foffo è stato il primo a confessare. Su Giallo num. 12 è stata fatta una ricostruzione di quanto avrebbe detto agli inquirenti. Il 30enne ha precisato di avere «ricordi frammentari», eppure ha detto sin da subito è stato Prato ad avere un ruolo principale nel massacro di Luca Varani, sottolineando il fatto che non è omosessuale e aggiungendo: «Sono succube di Prato a causa di un video in cui lui ha filmato un nostro rapporto sessuale, tanto da sentirmi quasi costretto a frequentarlo». Non si capisce ancora perché Foffo e Prato si siano incontrati il 2 marzo per questo festino a base di alcol e droga, forse era sconvolto per la morte dello zio. Un brutto male se l’era portato via in poco tempo e sabato, con il padre, si stava recando al suo funerale, ma non è mai andato perché sono tornati immediatamente a Roma. L’istinto omicida sarebbe maturato in seguito al consumo di queste sostanze. Prima di capire cosa ne pensa la psicoterapeuta di Giallo, vediamo cosa ha detto Prato che ha smentito l’amico sostenendo che l’intenzione di uccidere qualcuno si era manifestata all’inizio del loro incontro: «Il momento in cui ha perso il controllo è stato quando, parlando tra di noi, è uscito l’argomento di suo padre: ha detto che voleva ucciderlo». Foffo ha confermato: «Io e Marco abbiamo iniziato a parlare di mio padre e questa cosa mi ha fatto “venire il veleno”, avevo una forte rabbia interiore. Non escludo di avere combinato tutto questo per dare una risposta al rapporto con mio padre». Dalle parole ai fatti il passo è stato breve: «Questo stronzo deve morire», avrebbe urlato Foffo.

Vera Slepoj, la psicoterapeuta che collabora con Giallo sostiene che gli assassini di Luca Varani non siano malati o folli: «La droga pesante unita all’alcol va a liberare le pulsioni più sotterranee e più nascoste, che consentono di privare la mente della razionalità, di quella capacità umana di decidere il bene e il male dei propri comportamenti». Non si può nemmeno dare la colpa alla droga, ad un erotismo malato o ad un gioco sessuale degenerato, sono solo giustificazioni degli avvocati. Vera Slepoj conclude: «Qui c’è stata una scelta precisa. Sullo sfondo di questa brutta vicenda c’è un modo di vivere sempre al limite. In questi giorni il cittadino si interroga sulla ricerca spasmodica di emozioni di questi giovani, in una realtà priva di regole e valori, dove la vita umana non è più sacra».

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