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NewsOmicidio Marco Vannini: dopo le intercettazioni in caserma, cambierà qualcosa?

Omicidio Marco Vannini: dopo le intercettazioni in caserma, cambierà qualcosa?

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La storia dell’omicidio di Marco Vannini sembra scritta da una penna appassionata di noir, ma quando mamma Marina alza la voce per chiedere giustizia ci riporta alla realtà dei fatti: un giovane di 20 anni è stato ucciso e la verità si nasconde dietro un muro di omertà che ha qualche crepa.

marco vanniniMolti dei nostri lettori, mercoledì sera hanno visto la puntata settimana di “Chi l’ha visto?”, cercheremo di non esprimere molte opinioni personali anche perché, come giustamente ha ricordato l’avvocato della famiglia Vannini, i processi si celebrano in tribunale. Nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia vi sono Antonio Ciontoli e i figli Martina e Federico. A loro insaputa sono stati ripresi dalle telecamere interne e le loro conversazioni intercettate. Vi sono circa 5 ore di filmati in cui interviene anche Viola, la fidanzata di Federico che cerca di incoraggiare Martina e le parla delle conseguenze che avrebbe potuto avere Marco Vannini se si fosse salvato. Quello che è davvero agghiacciante è la leggerezza, oltre alla freddezza con cui si commenta quello che è accaduto la sera prima nella villetta di Ladispoli.

Questi stralci possono pure essere stati montati ad hoc, così come sostiene l’avvocato della famiglia Ciontoli, ma vi sono le registrazioni delle telefonate al 118 che raccontano ancora un’altra storia e forse non è vero che era destino che Marco Vannini dovesse morire, se i soccorsi fossero stati allertati immediatamente sarebbe ancora vivo. Antonio Ciontoli dice che il ragazzo è scivolato e si è ferito con un pettine andando in panico, ma la voce disperata di Marco Vannini insinua qualche sospetto nell’operatrice. Questa è solo la seconda telefonata al 118, la prima era stata fatta da Federico Ciontoli che aveva chiesto un’ambulanza dicendo che un ragazzo si era sentito male, era diventato bianco e non respirava.

I contorni della vicenda intanto iniziano a delinearsi, Martina Ciontoli infatti, su quel divanetto dice che ha visto il padre sparare, ma si trattava di uno scherzo. Le versioni sono piuttosto contrastanti e si evince come i sospettati continuino a mettersi d’accordo sulla versione da fornire. Probabilmente non sapevano di essere intercettati, ma appare molto difficile stabilirlo con certezza visto che Antonio Ciontoli è un militare della Marina che opera negli uffici dei servizi segreti a Roma.

La domanda che si fanno tutti, ma soprattutto i familiari di Marco Vannini è: cosa cambierà? Per il momento niente, a meno che non vi sia pericolo di fuga per gli indagati o possibilità di inquinamento delle prove, nessuno dovrebbe finire in carcere sino all’inizio del processo. La responsabilità delle cinque persone però continua a rafforzarsi perché la situazione era grave ma la loro priorità in quel momento non era salvare Marco Vannini. Potrebbe anche essere contestata l’aggravante della crudeltà, ma questa è solo un’ipotesi. Tra gli altri nodi da sciogliere, ce n’è uno in particolare, ovvero la testimonianza dei vicini che hanno sentito Martina Ciontoli urlare: «Vedi papà? Vedi!». Potrebbe essere un dettaglio di poco conto ma nella telefonata al 118, si sentiva Marco Vannini che chiedeva scusa a Martina. Perché?

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