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Delitti ItalianiOmicidio Marco Vannini: la testimonianza di un’infermiera

Omicidio Marco Vannini: la testimonianza di un’infermiera

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I delitti irrisolti non vanno in vacanza, anche se tutti i programmi che si occupano di cronaca sono stati sospesi. Uno degli omicidi più controversi degli ultimi mesi è quello del giovane bagnino di Ladispoli, Marco Vannini. Stiamo dedicando ampio spazio a questa vicenda anche perché continuano ad emergere particolari inquietanti.

marco vanniniMarco Vannini era un giovane pieno di vita. Faceva il bagnino ma sognava di indossare la divisa. É morto in circostanze misteriose dopo aver cenato a casa dei suoceri. Gli esiti delle perizie erano attesi per la fine di luglio ma la Procura di Civitavecchia ha accolto la richiesta di proroga del perito che si occupa delle analisi sul corpo di Marco Vannini. I risultati, compreso l’esame dello stub, non arriveranno prima di settembre perché sono tante le domande a cui si cerca di dare una risposta, la prima è: chi ha sparato a Marco? La versione fornita da Antonio Ciontoli continua a non convincere nessuno. Abbiamo parlato più volte di “muro di omertà” e un altro tassello importante si è aggiunto da qualche giorno.

Il settimanale Giallo sta seguendo da vicino il caso, e sul numero di questa settimana è riportata la testimonianza di un’infermiera che era in servizio quella tragica notte del 17 maggio. Ai militari la donna avrebbe detto: «Ho visto e sentito Ciontoli che diceva a delle persone che aveva di fronte cosa dovessero dire in caso i carabinieri avessero chiesto loro del ferimento del ragazzo a cui stavamo disperatamente cercando di salvare la vita».

Marina Conte, la madre di Marco Vannini è disperata e non riesce a spiegarsi come mai Antonio Ciontoli, accusato dell’omicidio di suo figlio, sia ancora a piede libero. «Ha ammazzato mio figlio, ha fornito una versione dei fatti assurda, ma è libero di condurre la sua vita senza alcun obbligo restrittivo», ha detto la donna. Il medico legale dei Vannini è convinto che il ragazzo si sarebbe potuto salvare se i soccorsi fossero stati tempestivi e se fosse stato spostato con accortezza e non come un sacco di patate.

I colleghi bagnini di Marco indossano tutti una maglietta con la sua foto perché aspettano che sia fatta piena luce sul caso. Alcuni hanno raccontato che la fidanzata lo controllava ogni giorno e che non gli piaceva questo lavoro estivo. Preferiva trascorrere l’estate in Sardegna, nella casa dei Vannini. Ma Marco non voleva pesare sulla sua famiglia perché preferiva mantenersi da solo. Un ragazzo diverso dai suoi coetanei e fin troppo responsabile a cui hanno tarpato le ali prima che spiccasse il volo.

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