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Delitti ItalianiOmicidio Marco Vannini: l’interrogatorio di Antonio Ciontoli

Omicidio Marco Vannini: l’interrogatorio di Antonio Ciontoli

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Anche questa settimana Giallo ha dato spazio al giallo di Ladispoli pubblicando degli stralci dell’interrogatorio di Antonio Ciontoli, colpevole di aver fatto partire un colpo di pistola che ha ucciso il giovane Marco Vannini.

marco vanniniMarco Vannini era in fin di vita e Antonio Ciontoli cercava in tutti i modi di coprire la verità. Nell’interrogatorio l’uomo ha raccontato che aveva lasciato le armi da fuoco di sua proprietà in un marsupio che aveva riposto nella scarpiera in bagno per ripulirle. Nei giorni seguenti si sarebbe recato al poligono di tiro. Poco dopo aver cenato Antonio Ciontoli si è ricordato che le pistole erano ancora in bagno, così ha deciso di toglierle per portarle in camera da letto. Nella stanza però c’era Marco Vannini, il fidanzato di sua figlia Martina, che faceva la doccia.

Incuriosito dal contenuto del marsupio, uguale ad uno che gli aveva regalato, ha chiesto a Ciontoli di fargli vedere le pistole. Nonostante l’insistenza del ragazzo di toccare le armi, ha preferito tenerle in mano. Una delle due pistole era carica e l’uomo ha preso proprio quella perché non si è accorto della differenza di peso. Già a questo punto il racconto inizia a presentare delle imprecisioni perché Antonio Ciontoli possedeva le pistole da 7 anni, il porto d’armi gli era scaduto, ma doveva andare al poligono di tiro per esercitarsi.

Ad un certo punto la pistola è scivolata dalle mani di Ciontoli che ha premuto la leva di scatto e il grilletto, facendo partire il colpo che è stato fatale per il giovane bagnino di Ladispoli. C’era un piccolo foro sulla spalla di Marco che si lamentava per il dolore e l’indagato ha raccontato che cercava di fermare il sangue che fuoriusciva mentre lo sciacquava (aveva dei residui di sapone). Invece di chiedere aiuto ha portato il ragazzo sul letto mentre il figlio Federico chiamava il 118. Gli operatori non hanno creduto alla segnalazione, ma anche in questo caso il racconto appare poco credibile perché dalle registrazioni delle telefonate si evince che nessuno ha mai fatto riferimento alla gravità della situazione, annullando la prima richiesta di soccorso, così come vi abbiamo raccontato in un altro articolo. Anche nella seconda telefonata viene richiesto un intervento per un ragazzo che si è sentito male nella vasca e si è ferito con la punta di un pettine.

Antonio Ciontoli nel suo interrogatorio ha spiegato anche perché l’arma e il bossolo si trovavano sotto il letto del figlio. Gli ha chiesto di nasconderle per non “lasciarle alla portata delle persone presenti”. Nel descrivere la sequenza però gli sfugge che è stato lui a riporle in quel posto. A questo punto la deposizione si fa sempre più confusa. Ma quando il magistrato chiede delucidazioni sul ritardo nei soccorsi, Ciontoli risponde che credeva di poter portare Marco in ospedale a bordo della sua auto e siccome era nudo è stato vestito con altri abiti puliti. I suoi non sono ancora stati ritrovati. Dopo lo sparo Marco Vannini è stato spostato al piano inferiore e probabilmente quei movimenti hanno compromesso la sua situazione.

Sulla richiesta ai medici del pronto soccorso di omettere che Marco Vannini era stato colpito da un proiettile, Antonio Ciontoli ha negato, aggiungendo che ha invitato il medico alla riservatezza. Ma resosi conto che non era possibile ha chiamato i carabinieri di Ladispoli, dicendo che era un collega, ma anche questo non corrisponde alla verità.

Intanto i genitori di Marco continuano a chiedere che venga fatta piena luce sull’omicidio, ma il muro di omertà costruito dalla famiglia Ciontoli sembra difficile da distruggere.

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