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Omicidio Mario Loi: la moglie non voleva uccidere

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mario loiSecondo i giudici della Corte d’Assise l’omicidio di Mario Loi è maturato a causa di infelicità e gelosia. La moglie non voleva nè uccidere l’uomo nè far finire il loro matrimonio. A dare la notizia è La Nuova Sardegna

Le motivazioni della condanna a otto anni e otto mesi di reclusione di Marina Gavina Orrù sono state elencate in 66 pagine depositate dai giudici alcuni giorni fa. La donna è stata accusata di omicidio preterintenzionale per avere ucciso con una coltellata Mario Loi il 17 luglio del 2013.

Quel maledetto giorno, secondo i giudici, la Orrù non aveva intenzione di uccidere il marito ed aveva preso il coltello con la sola intenzione di ferirlo. Questa è la verità ed è per questo che si è escluso l’omicidio volontario: “La morte di Mario Loi non è stata cagionata da un’aggressione deliberata, perpetrata vis à vis, con plurime coltellate, da una donna “in preda alla furia omicida”, ma si è prodotta nel corso di una specie di colluttazione che aveva come obiettivo l’impossessamento di un telefono cellulare e dei suoi presunti segreti. Nel quadro ricostruttivo della corte non trova collocazione di un intento omicida: per il contesto, per la posizione reciproca dei protagonisti, per le caratteristiche dell’unico colpo, per ogni altra modalità dell’azione. Nessun dato suffraga una diversa conclusione”.

Il delitto era stato preceduto da un violento litigio tra Orrù e Loi che negli ultimi periodi si scontravano verbalmente a causa della troppa gelosia ed infelicità“Un antico amore, durato troppo a lungo e ormai spento; due coniugi, ora non più tali, che si evitano, cercando altrove uno scampo all’angoscia; l’impossibilità di parlarsi senza contrasti violenti e litigi per i motivi più disparati: i soldi, l’educazione dei figli, i rapporti con i parenti, le lunghe assenze, i sospetti di infedeltà; la costrizione dello stare insieme per il bene dei figli”.

Infine, per i giudici la moglie di Mario Loi “non voleva né desiderava la fine del matrimonio, né, tantomeno, la morte del marito. Ciò è confermato, del resto, anche dal comportamento dopo i fatti: tutti i testimoni sono concordi nel descrivere una donna disperata, abbracciata al marito morente, che si prodiga in tutti i modi per aiutarlo e lo implora di non morire”.

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