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Omicidio Melania Rea: cinque anni fa la giovane mamma veniva uccisa dal marito Salvatore Parolisi

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Il 18 aprile del 2011 Melania Rea venne uccisa dal marito Salvatore Parolisi nel bosco di Ripe di Civitella, il cadavere venne ritrovato due giorni dopo.

omicidio melania reaQuella di oggi è una giornata molto triste, cinque anni fa infatti Melania Rea veniva uccisa a coltellate dal marito, Salvatore Parolisi. Per i familiari si tratta di una ferita sempre aperta e non si ferma la loro lotta per ottenere giustizia. Parolisi è stato condannato a 20 anni di carcere, una pena “mite”, così come è stata definita dal padre di Melania Rea. Ricordiamo che inizialmente la pena era di 30 anni, ma con l’esclusione dell’aggravante della crudeltà è stata ridotta. Inoltre dallo scorso mese di ottobre Salvatore Parolisi, ex caporalmaggiore dell’Esercito, si trova nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, una struttura che non ha nulla a che vedere con i comuni penitenziari. I legali di Salvatore Parolisi hanno presentato un ricorso in Cassazione, chiedendo l’annullamento della sentenza o delle attenuanti che sono state negate. A fine giugno è attesa la decisione.

Gennaro Rea ha anche scritto una lettera al ministero della Difesa, riportata sul Il Resto del Carlino: «Chi vi scrive è Gennaro Rea, padre di Melania Rea, uccisa da 35 coltellate, dal marito, ma senza crudeltà, come dicono i giudici. Ebbene, ora lo stesso sembra essere stato trasferito dal carcere di Teramo a quello militare di S. Maria Capua Vetere. La cosa lascia perplessi non solo perché il reato commesso non ha nulla a che vedere con i reati militari ma perché la sentenza, dal punto di vista della responsabilità penale, è ormai definitiva. Non si comprende come un militare condannato per omicidio in via definitiva sulla responsabilità (e ora ormai anche sulla pena, dopo la sentenza della Corte di Assise di Appello di Perugia) possa ancora mantenere lo status di militare, persino godendo di qualche privilegio connesso alla suddetta condizione. Lo dico e lo penso – prosegue il padre di Melania Rea non solo da padre della vittima, ma da militare, quale sono io stato, avendo ricoperto la carica di 1° maresciallo dell’Aeronautica Militare prima del pensionamento. Vi prego pertanto di provvedere al più presto a far scontare la misera pena di Parolisi, al confronto dell’ergastolo del mio dolore, presso un normale carcere, con i delinquenti e gli assassini comuni, quale egli è».

L’iter processuale che ha portato alla condanna di Salvatore Parolisi è stato lunghissimo e non sono mancati i colpi di scena. Quel 18 aprile del 2011, Melania Rea insieme al marito e alla figlia avevano fatto una gita, poi si era allontanata per andare in bagno e non era più tornata. Questa la versione di Parolisi che dopo 20 minuti aveva segnalato la sua scomparsa e avviato le ricerche. I due coniugi stavano vivendo una situazione matrimoniale piuttosto difficile, Parolisi inoltre aveva un’amante, Ludovica Perrone. I dubbi sulla colpevolezza dell’ex caporalmaggiore dell’Esercito sono emersi durante il processo, Melania Rea potrebbe aver scoperto alcuni segreti sulla caserma in cui prestava servizio Parolisi. Ipotesi mai provata. Così come rimane il mistero sul cercatore di funghi che avrebbe fatto una telefonata per avvisare gli inquirenti del ritrovamento di un corpo e che non si è mai presentato in caserma.

In una lettera scritta da Salvatore Parolisi ha chiesto di incontrare sua figlia Vittoria. La corte d’appello del Tribunale dei minori di Napoli ha emanato una sentenza con cui l’uomo ha perso la potestà genitoriale, aggiungendo che può sentirla telefonicamente. Tutto questo non è mai avvenuto. Per Parolisi non poter sentire sua figlia è motivo di angoscia, ma non deve dimenticare che a causa sua Vittoria non può conoscere l’amore e l’affetto di sua madre.

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