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Delitti ItalianiNewsOmicidio Meredith. Rudy Guede: “Ecco come andò la sera dell’omicidio”

Omicidio Meredith. Rudy Guede: “Ecco come andò la sera dell’omicidio”

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Rudy GuedeRudy Guede è da sempre l’unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher, la giovane studentessa inglese che il 1 novembre del 2007 venne brutalmente uccisa nella sua casa a Perugia. Il 29enne, che sta scontando 16 anni di reclusione nel carcere di Viterbo, ha deciso di raccontare la sua verità in un’intervista per “Storie Maledette”

Rudy Guede è condannato in concorso in omicidio con ignoti per la morte di Meredith Kercher. Il 29enne dopo 8 anni dall’omicidio continua a ritenersi innocente e, nonostante i suoi avvocati abbiano deciso di non difenderlo più, potrebbe voler chiedere la revisione del processo: “Nella sentenza della Cassazione si legge che i giudici riconoscono che loro (Amanda Knox e Raffaele Sollecito ndr.) erano presenti in quella casa. Io sono arrivato al terzo grado con il concorso in omicidio e violenza sessuale, ma è scritto nero su bianco che non sono l’autore materiale del delitto”.

Rudy Guede ha ricostruito la sera dell’omicidio della studentessa: “Meredith mi aveva invitato a casa sua. La sera di Halloween, quando ho dato un bacio a Meredith, ci siamo accordati per vederci il giorno dopo. Sono andato a casa sua per questo motivo. Se sono entrato nella casa di via della Pergola è perché lei mi ha aperto e non perché mi sono arrampicato o perché mi ha aperto Amanda Knox”.

Tra di loro non ci sarebbe stato alcun rapporto sessuale completo, ma solo momenti di intimità: “Ci siamo rivestiti e dopo un po’ di tempo avevo bisogno di andare in bagno. Sono andato in quello grande, era il più vicino al salotto e lontano dalla camera di Meredith”.

Il ragazzo mentre era in bagno sentì bussare il campanello: “Ho riconosciuto la voce di Amanda Knox, sono sicuro al 100% che era lei, e ho sentito che le due litigavano. Sono rimasto in bagno per 10-11 minuti e lo so perché perché ascoltavo la musica: due brani interi e il terzo fino a metà. Poi ho sentito un urlo più forte del volume della cuffia che avevo nell’orecchio. Era straziante.”

“Mi sono preoccupato – continua – e sono uscito velocemente dal bagno per vedere cosa fosse successo. Tutte le luci della casa erano spente, tranne quella della camera da letto di Meredith. Davanti alla sua porta ho visto una sagoma maschile di schiena. Lui si è voltato e mi è venuto addosso cercando di farsi strada per la fuga. Ho cercato di difendermi perché muoveva le mani, mi sembrava che avesse un bisturi..”.

Poco dopo Rudy Guede avrebbe tentato invano di tamponare le ferite di Meredith: “Mi sono reso conto di quello che era successo. Sono andato in bagno e ho preso un asciugamano, poi ho visto che era ferita al collo e ho cercato di tamponare, ma non bastava. Ho preso un altro asciugamano. E’ stato straziante”.

Preso dal panico, l’ivoriano sarebbe fuggito via: “Non ragionavo più e sono uscito da quella casa. Ora, pensando a quella paura, mi sento di non aver fatto quello che avrebbe fatto un bambino di 6 anni, cioè chiamare aiuto. Non essere stato in grado di soccorrerla oggi per me è molto doloroso. Avrei potuto fare molto di più. Sono stato un vigliacco”. “La paura ha avuto il sopravvento. Mi sono detto: chi ti crederebbe?”. Ho chiesto scusa alla famiglia di Meredith perché non ho fatto il massimo per aiutarla: non sono riuscito a salvarla. Se mi devo fare 5 o 20 anni per questo non ho nessun problema, ma non posso fare neanche un giorno di galera perché accusato di averla violentata o uccisa”.

Rudy Guede spera in una nuova vita: “Sto impiegando questi anni nel miglior modo possibile, cioè studiando, partecipando ai corsi, dando una mano a chi è in difficoltà, a chi non riceve mai visite. Mi sto laureando in Scienze storiche per la cooperazione internazionale e del territorio. Il mio futuro è nel mio Paese, che è l’Italia. Sono venuto via dalla Costa d’Avorio che avevo 5 anni e io voglio un futuro qui”.

Fonte: Tgcom24.mediaset.it

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