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Omicidio Pasolini: Sel chiede una commissione parlamentare di inchiesta

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Ci sono ancora troppi lati oscuri nell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il poeta e regista, venne ritrovato sul litorale di Ostia il 2 novembre del 1975. Serena Pellegrino, deputata di Sel, ha deciso di presentare una proposta di legge per fare luce sugli “interrogativi sospesi”. Ripercorriamo insieme le tappe del giallo.

pasoliniSono passati 40 anni dall’omicidio di Pasolini e non si conosce ancora la verità. Probabilmente grazie al Parlamento si potrebbe fare finalmente luce su uno dei gialli italiani, la cui attenzione è sempre molto alta. Il Gip Maria Agrimi ha archiviato le indagini, ma il caso Pasolini sarà spostato a Montecitorio. La deputata Sel insieme ad alcuni compagni e al legale di un parente di Pasolini, Stefano Maccioni, ha depositato la proposta di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta.

La vicenda presenta una serie di nodi poco chiari che le indagini parlamentari potrebbero finalmente sciogliere. Un testimone ha raccontato di aver assistito ad una telefonata avvenuta 3 giorni prima della morte di Pasolini (il 30 ottobre 1975 n.d.r.) sotto i portici della stazione Termini e di aver ascoltato questa frase: «Mi raccomando ho un appuntamento con Pasolini, fatevi trovare lì». Nonostante l’uomo, un barista, abbia confermato la sua versione, non è stato in grado di dire se si trattasse di Giuseppe Pelosi, l’unico colpevole. Quella testimonianza è un elemento chiave perché Pelosi ha sempre dichiarato di aver incontrato Pasolini per “motivi sessuali”. E se ci fosse stato qualcun altro ad attendere il poeta all’idroscalo di Ostia?

Le piste investigative seguite non hanno portato da nessuna parte. Una di queste era quella del furto, avvenuta nello stesso anno dell’omicidio, delle bobine dell’ultimo film di Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Secondo gli inquirenti l’agguato potrebbe essere collegato alla restituzione del materiale. L’intermediario aveva messo in contatto il regista con i ladri, perlomeno stando a quanto ha dichiarato il collaboratore più stretto, Sergio Citti. Questa persona misteriosa era a conoscenza del recupero dei negativi ma è qui che il giallo si infittisce.

Nel 2010, la procura ha ascoltato un altro testimone, un ragazzo di borgata che si è dato alla pittura, un certo Silvio Parrello. Alcuni conoscenti gli hanno affidato alcune confidenze sulle persone presenti all’Idroscalo, tra cui un certo Antonio Pinna, proprietario di un’automobile identica a quella di Pasolini, un’alfa Gt 2000. Di Pinna non si avevano più notizie dal 1976 e nel 1988 è stata decretata la sua “morte presunta”. Chi è Antonio Pinna? Era un meccanico professionista vicino a Jacques Berenguer considerato il boss dell’omonimo clan che mise a ferro e fuoco la capitale negli anni ’70.

Un altro filone piuttosto interessante è quello che vede coinvolto Marcello Dell’Utri. Nel 2010 venne ascoltato in seguito ad alcune sue dichiarazioni su “Petrolio” l’ultima raccolta del poeta incompiuta. Per l’ex parlamentare di Forza Italia, la morte di Pasolini era legata da un sottile filo rosso a quella di Enrico Mattei, presidente dell’Eni. L’ultimo capitolo di “Petrolio” era stato trafugato e dell’Utri nel 2011 ha “ridimensionato” la portata della sua precedente dichiarazione. La commissione parlamentare potrebbe ripartire proprio da qui.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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