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Omicidio Pordenone, in aula l’ex fidanzata di Ruotolo: decide di non rispondere

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Ieri, lunedì 27 febbraio 2017, si è tenuta una nuova udienza alla Corte d’Assise del Tribunale di Udine per il processo di Giosuè Ruotolo, il militare campano accusato di aver ucciso Trifone Ragone e Teresa Costanza. In aula la ex fidanzata di Ruotolo, Maria Rosaria Patrone, la quale si è avvalsa della facoltà di non rispondere

La Corte ha deciso di sentire Rosaria Patrone in qualità di testimone assistito e non come testimone semplice, delibera che le ha dato la facoltà di non rispondere, permesso di cui la 24enne di Somma Vesuviana si è avvalsa. Così in pochi secondi si è conclusa la giornata della giovane da testimone.

A parlare è stata poi Stella Secondulfo, la madre di Maria Rosaria Patrone, ascoltata come teste. Quest’ultima ha risposto alle domande dei pm riguardanti il profilo anonimo e ha raccontato della relazione tra Rosaria e Giosuè.

“Quando stavano insieme stavano benissimo, erano innamorati. Non li ho mai visti litigare. L’unica nota dolente era la lontananza. Lei era gelosa. [..]Mi ha detto che si è inventata delle storie, delle sciocchezze per attirare l’attenzione di Giosuè”.

La Secondulfo ha inoltre riferito che tra il 2014 e il 2015 la figlia “viveva un forte stress emotivo, era un pò depressa per gli studi e la lontananza”. Dopo l’omicidio di Trifone e Teresa “è andata in cura da una psicologa perché si era aggiunta la preoccupazione per quanto successo. Aveva paura che potesse succedere anche a Giosuè”.

Poi riguardo ai messaggi anonimi invitati a Teresa Costanza: “Maria Rosaria mi disse che aveva saputo da Giosuè di uno scherzo fatto in caserma, non so da chi. Lei aveva fatto un solo accesso al profilo Facebook da cui partivano i messaggi, e mi disse che Giosuè si era infastidito perché lo scherzo lo avevano fatto in caserma e correvano il rischio di peculato”.

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