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Omicidio Salvatore Cintura: condannato all’ergastolo il boss di Altofonte

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fucileSalvatore Cintura venne ucciso il 23 maggio del 1981 per aver osato commettere un furto nel cantiere controllato dai boss di cosa nostra. Come esecutore materiale del delitto venne individuato Gioacchino La Barbera. A 34 anni dal delitto il mandante dell’agguato, il boss Giuseppe Marfia, è stato condannato all’ergastolo

Bisognava punirlo per quel furto che proprio non avrebbe dovuto commettere. E’ per questo che Giuseppe Marfia ordinò l’assassinio di Salvatore Cintura. Dopo anni di silenzio il boss è stato condannato al carcere a vita dai giudici della Corte d’Assise.

Come pubblicato da Livesicilia.it, a svelare i particolari di quel delitto è stato il killer reo confesso di Cintura, il pentito Gioacchino La Barbera, il quale venne incaricato di compiere l’omicidio proprio da Marfia: “Fui incaricato da Giuseppe Marfia di controllare chi fosse l’autore di ripetuti furti di materiale ferroso nel cantiere dell’impresa Iaces, che stava realizzando un lotto della strada Palermo-Sciacca in contrada Salamone di Altofonte. Allora avevo 21 anni circa, mi ero reso conto che Marfia aveva un ruolo nell’ambiente criminale di Altofonte, ed era di fatto guardiano di quel cantiere, pur se impiegato alle poste a Palermo. Marfia mi disse che si erano verificati diversi furti, che finivano col recare all’azienda un certo danno, perché veniva rubato materiale che non era ferro vecchio, ma costituito da pezzi da usare in cantiere. Marfia mi dette quindi un fucile a canne mozze, e mi disse di vedere chi era il ladro, e di sparargli così da togliersi il pensiero”.

Dopo tre o quattro giorni di controlli Salvatore Cintura venne scoperto: “Vidi arrivare un uomo piuttosto giovane, di circa 30-35 anni, con una moto Ape, dato che aveva la targa. Vidi l’uomo rompere la toppa della baracca, e cominciare a cercare il materiale da portar via. Io ero appostato dietro un muro poco distante, e situato ad un livello più alto della baracca. Naturalmente, l’uomo stava in guardia, e ad un certo punto mi notò, anche perché io a mia volta lo chiamai e gli chiesi cosa stesse facendo. L’uomo si avvicinò verso di me, e ricordo che c’era una scala mobile appoggiata al muro, che stava per usare per arrivare fino a me, invece di scappare come invece io pensavo”.

Fu a quel punto che La Barbera sparò i colpi mortali diretti a Salvatore Cintura: “Gli sparai un primo colpo di fucile, ad una distanza di qualche metro. Credo di avere colpito la parte superiore del corpo e la testa. Poi, ho sparato un secondo colpo contro l’uomo, già a terra. Dopo di ciò, coprii il cadavere con un pannello in ferro ed andai a cercare Marfia”.

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