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Omicidio Sara El Omri: nuovi dettagli inquietanti sul marito

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Sara El Omri aveva sposato Amine El Ghazzali solo per aiutarlo ad ottenere il permesso di soggiorno, ma dopo la loro separazione l’aveva perso. Agli inquirenti ha raccontato di aver aggredito l’ex moglie solo per difendersi da una sua aggressione. Il padre della vittima chiede che sia fatta giustizia.

La vittima

La vittima

Sono emersi nuovi dettagli sull’omicidio di Sara El Omri, la 19enne di Albino uccisa a coltellate dall’ex marito, con la complicità della sua amante, una sedicenne del Canton Ticino incinta. A quanto pare il matrimonio tra Sara El Omri e Amine El Ghazzali era stato celebrato per consentire al ragazzo di ottenere il permesso di soggiorno. Dopo la separazione era tornato nuovamente clandestino e aveva chiesto dei soldi al padre di Sara, per trasferirsi con la sua nuova compagna e rifarsi una vita a Locarno.

Amine e la sua giovane amante si scambiavano messaggi su Facebook da settembre del 2013. Il matrimonio con Sara è avvenuto l’anno successivo. La zia del ragazzo viveva nella stessa palazzina della famiglia di Sara. Purtroppo la 19enne aveva avuto un passato difficile. Era stata ospite di una comunità protetta, lontana dai genitori. Quella con Amine è stata una convivenza difficile fatta di litigi e violenze, ma Sara era ancora innamorata, così tanto che da qualche giorno viveva in una tenda da campeggio sulle rive del fiume insieme ai suoi aguzzini. Amine ha raccontato ai giudici di aver “reagito in risposta ad una sua aggressione” e che il coltello l’aveva portato Sara, ma le indagini sono ancora in corso per cercare di stabilire i ruoli precisi del delitto. Probabilmente c’è stata la premeditazione. Intanto la minorenne svizzera si trova nel centro di prima accoglienza del carcere Beccaria di Milano.

Chi non riesce a darsi pace è il padre di Sara El Omri, Mohammed è uno dei primi nordafricani che si è stabilito nel bergamasco e ha raccontato che Amine non solo la maltrattava, ma l’aveva costretta ad abortire lo scorso anno.

Fonte: Corriere della Sera

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