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Omicidio Sara Di Pietratonio: Marco Venturini esperto di comunicazione spiega la tesi sull’indifferenza alle emergenze

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Sull’omicidio crudele e feroce di Sara Di Pietrantonio si sono già scritti fiumi di parole e resoconti, dettagli dolorosi per tutti e sgomento che si rinnova ad ogni nuovo articolo pubblicato. Ma l’argomento scottante che ne è poi derivato è quello dell’aiuto “non prestato” alla ragazza da alcuni automobilisti in transito quella notte terribile in via della Magliana.

Marco Venturini

Marco Venturini

Accuse, giudizi, dubbi, perplessità, sensi di colpa, espressi sia dai protagonisti che dai media, ma davvero le persone oggi sono cosi indifferenti alle disgrazie altrui? Davvero c’è cosi tanto cinismo, o è solo la paura a frenare l’istinto umano di buttarsi in tragedie non proprie e aiutare e salvare qualcuno che sta per essere ucciso? Abbiamo davvero tutti cosi tanto timore di essere coinvolti in emergenze o siamo davvero tutti senza cuore e senza umana pietà?

A tutte queste domande ha cercato di dare valide risposte  Marco Venturini esperto di comunicazione, che ha smentito la tesi in merito alla freddezza della nostra società e all’indifferenza dei cittadini di fronte alle emergenze.  Qui di seguito la dichiarazione dell’esperto:

“Penso che il significato dato alle parole del pm “Sara ha chiesto aiuto a diversi automobilisti, ma nessuno si è fermato” dalla maggior parte delle tv e dei giornali sia solo del sensazionalismo. Niente di più. Quella dell’orribile indifferenza dei passanti,o apatia sociale, è una teoria che torna periodicamente sui giornali, da sempre, ogni volta che avviene una tragedia in pubblico. Ma la realtà è diversa. Gli psicologi sociali Bibb Latané e John Darley, negli anni 60, sono stati i primi a cercare una risposta a questa apatia collettiva, dandogli anche un nome: effetto bystander (effetto spettatore). Ecco le due ragioni per cui spesso i cittadini non prestano aiuto o non chiamano i soccorsi. La prima è molto semplice. Nelle grandi città nessuno interviene non, come si è sempre detto, ‘benché’ ci siano molti testimoni oculari, ma proprio per questa ragione, perché c’era tanta gente a guardare o a passare.

La responsabilità personale di ciascuno si diluisce e così, mentre ognuno pensa che sia già intervenuto o stia per intervenire qualcun altro, nessuno fa nulla. La seconda ragione è psicologicamente più sottile, fondata sul principio della riprova sociale (volgarmente detto “effetto pecora”): qui entra in gioco l’effetto d’ignoranza collettiva. Molto spesso succede che un’emergenza non sia immediatamente riconoscibile. I colpi che si sentono dalla strada sono spari o tubi di scappamento? La persona che mi corre incontro vuole aiuto o vuole aggredirmi? E così via. Che cosa sta succedendo?

In momenti di incertezza come questi, la tendenza naturale è guardarsi intorno per vedere come si comportano gli altri e capire da questo se si tratti o meno di un’emergenza. Il problema però è che anche tutti gli altri che osservano l’evento probabilmente sono in cerca di una spiegazione osservando il comportamento altrui. E siccome, in pubblico, tutti vogliono apparire posati tranquilli, probabilmente ci si limita a brevi occhiate di sfuggita. La conseguenza è che ognuno vedrà che nessuno degli altri si scompone e non interpreterà l’evento come un caso d’emergenza.

Ma basterà che uno si fermi ed ecco che si creerà il capannello di persone, quello delle code di curiosi sull’autostrada o del “circolare gente, non c’è nulla da vedere qui” o ancora del “fate spazio, facciamolo respirare”. Ecco come la stessa società di mostri insensibili diventa improvvisamente una società solidale e (a volte fin troppo) premurosa. Sentiamoci assolti dunque, il mostro in questa storia è solo uno ed è l’assassino della povera Sara”.

Marco Venturini 

Sito Ufficiale:  Marco Venturini

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