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Omicidio Silvia Gobbato: depositate le motivazioni della condanna di Garbino

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Silvia Gobbato, 28enne praticante legale, è stata uccisa da Nicola Garbino il 17 settembre 2013 mentre era in pausa lavoro praticando jogging. Nelle ultime ore sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza in cui l’uomo è stato ritenuto “pienamente imputabile” e condannato a 18 anni di reclusione

Silvia GobbatoNicola Garbino ha ucciso Silvia Gobbato studiando il suo piano “nei particolari, provato nei sopralluoghi e programmato con attenzione”. L’uomo, definito all’epoca un “bamboccione” in cerca di un riscatto morale, aveva scelto la vittima che rispondeva alle sue aspettative e aveva cercato di afferrarla. Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto, Silvia Gobbato dopo essere stata sequestrata dall’uomo si è messa a gridare per chiedere aiuto ma è proprio in quel momento che il suo aggressore ha preso un coltello e l’ha colpita ben sedici volte.

Garbino è poi scappato lasciando sul luogo del delitto l’arma e i suoi abiti sporchi di sangue. Dopo due giorni dall’omicidio di Silvia Gobbato, l’uomo è tornato per recuperare le prove ma è stato fermato dai carabinieri. A quel punto il killer non ha potuto fare altro che confessare il tutto: “Sono stato io, è tutto nella borsa… c’è anche il coltello… ho fatto una cosa imperdonabile”.

All’assassino di Silvia Gobbato sono state poi riconosciute le attenuanti generiche per questi motivi: “Garbino è stato un ragazzo e poi un uomo solo e chi gli è stato vicino non è stato in grado di percepire il disagio esistenziale che lo pervadeva. La serie di fallimenti e la volontà di affermare se stesso è alla base della scelta di effettuare il sequestro. Se la sua storia personale non è stata in grado di influire sull’imputabilità , è stata certamente la cornice entro la quale si è consumato il dramma. Garbino ha un passato di sofferenza del quale dovrà tenersi conto. Ne consegue che vanno concesse le attenuanti generiche, in regime di prevalenza sull’aggravante, in considerazione anche della condotta successiva, improntata a una fattiva e costante collaborazione, che non si è limitata al momento iniziale, come una sorta di liberazione da un peso ormai insostenibile, ma lo ha accompagnato in tutto il processo”.

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