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Omicidio Sodini: Massimo Donatini era ossessionato da telecamere nascoste inesistenti

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Massimo DonatiniMassimo Donatini ha ucciso Francesco Sodini, suo caporeparto, convinto che quest’ultimo lo stesse controllando con delle telecamere nascoste per poterlo accusare di furto e farlo licenziare. Alla base dell’omicidio ci sarebbe dunque una angosciante ossessione

Voci scherzose e di corridoio su possibili controlli che potevano causare un licenziamento erano saltate all’orecchio di Massimo Donatini che ossessionato dalla paura di perdere il lavoro ha deciso di ammazzare colui che gli avrebbe potuto rovinare la vita: il caporeparto e suo grande amico Francesco Sodini.

L’uomo, caldaista di 43 anni, non riusciva ad accettare l’idea di essere licenziato dopo 25 anni passati alla cartiera Lucart di Porcari. Dover dire alla moglie di aver perso il lavoro, vitale per la famiglia, e di essere stato cacciato dall’azienda nella quale aveva lavorato anche il padre ha mandato il 43enne lettarlmente in confusione.

A rendere ancor più negativi i suoi pensieri erano state le chiacchiere dei colleghi che gli avevano raccontato dell’esistenza di alcune telecamere nascoste. Queste ultime, secondo le voci, erano state installate anche in sala caldaia per poter scoprire i dipendenti che rubavano cacciaviti, bulloni o altri utensili, e quelli che facevano troppe pause caffè in compagnia dei loro smartphone.

Massimo Donatini pensava che quelle telecamere, che in realtà servivano all’azienda per controllare i macchinari e che erano state già dismesse un mese fa, fossero state messe lì per incastrarlo. Perchè Sodini non lo aveva avvertito? E’ da questa domanda che nella testa dell’omicida è maturata l’idea che il suo caporeparto aveva intenzione di farlo licenziare.

Un’idea che dopo il delitto è stata smentita da tutti perchè i presunti licenziamenti erano solo uno scherzo di alcuni compagni di lavoro. Purtroppo però, Massimo Donatini aveva creduto a quelle parole: “Nei mesi scorsi avevano messo delle telecamere in sala caldaie: volevano sorprendermi mentre rubavo qualcosa e anche per prendermi in giro”.

Il primo aprile, giorno per eccellenza per fare scherzi, durante una cena aziendale era stato detto all’uomo che al suo rientro a casa avrebbe trovato una lettera di licenziamento. Una notizia che mandato fuori controllo l’operaio che ha poi deciso di uccidere Francesco Sodini che aveva addirittura l’intenzione di dargli una promozione.

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