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Delitti ItalianiOmicidio Stefano Suriano, Carlo Nanni: “Me ne sono liberato, era lo stalker di mia figlia”

Omicidio Stefano Suriano, Carlo Nanni: “Me ne sono liberato, era lo stalker di mia figlia”

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tribunaleCarlo Nanni dopo tre anni di minacce, insulti e paura, decise di uccidere Stefano Suriano, lo stolker che da tempo perseguitava la figlia, sua ex convivente. L’omicidio si consumò nell’agosto del 2011 in via Tiburtina, nei pressi di un distributore di benzina

Ad uccidere Stefano Suriano furono Carlo Nanni e Antonio Aratari. Nelle ultime ore è finalmente arrivata la condanna in appello per Aratari, il quale è stato condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione. I giudici hanno invece dichiarato “inammissibile per carenza di motivazione” il ricorso di Nanni.

Come si legge sul Messaggero.it, a confessare il movente dell’omicidio di Suriano fu lo stesso Carlo Nanni: “M’aveva rotto il naso. M’aveva spezzato le costole. Veniva a casa mia e mi gridava davanti a tutti i vicini: “A purce: non esisti!”. Era l’ossessione della vita mia. Mi fermava per la strada. Mi menava, a calci, a pugni, a ceffoni, tanto per il gusto di umiliarmi. Tutto perché mia figlia a un certo punto non aveva più voluto stare con lui”.

Suriano non voleva proprio saperne di lasciare andare per sempre la figlia di Nanni, con la quale era stato insieme fino alla fine del 2008. Dal giorno della rottura, l’uomo, con precedenti penali, aveva iniziato a minacciare tutta la famiglia della sua ex: “A pezzi di m… urlava sotto le finestre venite fuori. Non avete capito che non campate più? Non ve rendete conto di chi è Suriano Stefano. A zeri! A mentecatti! Ve faccio mori’”.

“Io da tre anni non campavo più – raccontò Nanni ai carabinieri – La vita mia non era più vita. Suriano incolpava me per la fine della storia con mia figlia e adesso se la prendeva pure con l’altra mia figlia. Mi prendeva per il cu… davanti a tutti e me lo trovavo davanti all’improvviso per la strada. Altri insulti, e giù botte, calci, come se io fossi stato un pupazzo. Ma io non so’ un pupazzo e neanche uno schiavo che gli puoi fare quello che vuoi. Quando me lo sono ritrovato davanti sulla porta di casa e ho saputo che aveva detto tutte quelle cose a quella specie di festa del caseggiato, non c’ho visto più. Io questo, mi sono detto, lo ammazzo…”

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