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Omicidio Vivacqua, dubbi sul movente del delitto

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Paolo VivacquaPer l’omicidio di Paolo Vivacqua, ucciso il 14 novembre del 2011 a Desio con sette colpi di arma da fuoco, la difesa degli imputati ipotizza altri presunti moventi

I mandanti per l’omicidio di Paolo Vivacqua per la pm della Procura di Monza sono la moglie della vittima Germania Biondo e il suo presunto amante, l’investigatore privato Diego Barba.

Per l’accusa i due avrebbero assoldato con la promessa di 60mila euro attraverso l’aiuto di Salvino La Rocca i due presunti killer: Antonino Giarrana e Antonino Radaelli.

Ma perchè uccidere Paolo Vivacqua? Germania Biondo, dato che la vittima si era andato a vivere una nuova compagna da cui ha avuto un bambino, temeva di perdere insieme ai figli il patrimonio dell’imprenditore, mentre Diego Barba voleva vendicarsi per essere stato aggredito da Paolo che voleva convincerlo a stare alla larga dalla moglie.

Per i difensori degli imputati però, i motivi per uccidere Paolo Vivacqua potrebbero essere altri: “Il giorno dopo il suo omicidio Vivacqua doveva incontrarsi con Felice Tagliabue che vantava dei crediti nei suoi confronti per avere fatto da intermediatore nell’affare dei terreni. E risulta anche che Vivacqua aveva fatto un prestito di circa 200mila euro a Domenico Zema, genero di Annunziato Moscato, capo del ‘Locale’ di Desio condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa”.

Felice Tagliabue, condannato per corruzione e riciclaggio dopo l’omicidio di Vivacqua, è stato convocato a testimoniare in aula ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il legale della vittima ha però dichiarato: “Con Tagliabue Paolo Vivacqua aveva pendenze per il riconoscimento della sua collaborazione. Ma mi disse che non voleva riconoscergli soldi, casomai una parte di un terreno. Vivacqua si lamentava perche’ diceva che dei 6 milioni di euro, dopo il pagamento delle tasse e di altre spese, non gli sarebbe rimasto piu’ in mano quasi niente. Zema mi venne presentato di Vivacqua come un carissimo amico. Mi disse che gli aveva prestato dei soldi nel 2007-2008. Se ricordo bene 200- 220mila euro. Mi chiese di aiutarlo a trattare con una banca per il pagamento arretrato di un mutuo. Se mi ha mai detto di temere per la sua incolumità? No, mi disse soltanto che iniziava a non fidarsi più di alcune persone che aveva intorno a lui e che aveva aiutato. Come una segretaria che gli aveva fatto sparire dei soldi e di un altro che gestiva un suo bar e che gli aveva presentato dei conti che non gli tornavano”.

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