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Yara Gambirasio: le intercettazioni telefoniche inchioderebbero Massimo Bosetti

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Massimo Giuseppe Bossetti è accusato dell’assassinio di Yara, con aggravanti sevizie e crudeltà, da alcune intercettazioni telefoniche sembrerebbe che Ester Arzuffi e il figlio sapessero già di essere nel mirino degli investigatori

3 giugno 2014, 12:30 – Proprio secondo le ultime indiscrezioni che sono state rivelate da un investigatore all’inviato di News Mediaset Enrico Fedocci, Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti, di contro a quanto ha sempre dichiarato dopo aver sostenuto l’innocenza del figlio, sospettava dal canto suo invece che c’entrasse qualcosa con il caso di Yara Gambirasio.yara

Secondo l’investigatore, infatti, durante le indagini, prima di poter uscire allo scoperto andando ad arrestare Bossetti, gli inquirenti avrebbero messo sotto controllo i telefoni di tutta la sua famiglia e da una possibile intercettazione tra Ester e il figlio si potrebbe capire che lei era consapevole che il Dna che è stato trovato sul corpo della ragazzina era di Massimo Giuseppe e si stava confrontando con lui su che cosa fare per evitare di essere scoperto.

Gli investigatori sono intervenuti a fermare Bossetti solo quando hanno potuto capire che lui sapeva che stavano per arrivare e sono andati a colpo sicuro.

1.00: Un lieve malore in carcere per Massimo Bossetti, trasportato nella notte in infermeria per un episodio di tachicardia.

Non ci sarebbe nessuna conseguenza, si sarebbe tutto risolto nel giro di poche decine di minuti: l’uomo è stato infatti soccorso dagli accertamenti del caso e il personale medico della struttura ha ritenuto non necessario l’intervento dei sanitari del 118.

22 giugno 2014, 10.00: l’alibi di Massimo Giuseppe Bossetti sta vacillando.

L’uomo, rinchiuso in carcere a Bergamo, giovedì scorso ha tentato di ricostruire cosa fece quel 26 novembre di quattro anni fa, quando la piccola Yara fu uccisa, ma il suo racconto è stato parzialmente smentito dalle persone tirate in ballo, suo fratello e il suo commercialista.

“Sono passati quattro anni, però ricordo i miei movimenti di quel giorno perché sono un tipo metodico. Ho una vita normale, mi dedico al lavoro e alla famiglia e quindi ho delle abitudini ripetitive. Esco la mattina presto per andare al cantiere, mangio velocemente mentre sono al lavoro, poi il pomeriggio torno a casa, mi faccio una doccia e sto con i miei figli. Dopo cena mi addormento sul divano per la stanchezza. La sera esco raramente, sempre in compagnia di mia moglie e dei miei figli. Adoro mia moglie. La domenica di solito sto con i miei parenti. Sono molto legato ai miei genitori. Ricordo che cosa feci quella sera perché passando di fronte al centro sportivo vidi furgoni con grosse parabole e ne fui attratto. Era il 26, o forse il 27 novembre.”

 

 

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