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NewsOrrore al Parco Verde di Caivano, la psicologa: “Ecco come ho fatto a far parlare i bimbi”
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Orrore al Parco Verde di Caivano, la psicologa: “Ecco come ho fatto a far parlare i bimbi”

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fortuna_loffredoA parlare del dramma che si è consumato al Parco Verde di Caivano questa volta è Rosetta Cappelluccio, la psicologa che da circa due anni ascolta con attenzione le vittime innocenti di violenze che vivono nello stesso parco in cui hanno vissuto Fortuna Loffredo e Antonio Giglio

Parlare con bambini di fatti delicatissimi, come abusi e violenze, non è di certo facile. Per la dottoressa Cappelluccio, intervistata da IlMattino.it, è stato un lavoro molto delicato: “Occorre lavorare con cautela e pazienza. Per ottenere i risultati non bisogna correre perchè prima di tutto bisogna creare un legame di confidenza con i bambini. Loro devono potersi fidare, devono acquisire la consapevolezza che in chi li ascolta troveranno protezione, accoglienza. Soprattutto, un amore materno”.

Come si può parlare con bambini maltrattati di questi argomenti delicati? “Con i bambini – spiega la psicologa – ci vuole tanta delicatezza e tanta accortezza anche perché non sempre gli indici di abuso sono evidenti. Per fare in modo che loro si sciolgano utilizziamo varie tecniche come il colloquio che li mette a proprio agio, oppure come il gioco e il disegno. Insomma li portiamo pian piano a ricordare il trauma vissuto per fare in modo che poi se ne liberino, non lo nascondano più”.

I bambini spesso rimuovono dalla mente ciò che si brutto gli è accaduto: “Perché il primo meccanismo di difesa è quello della rimozione. Si tratta di una funzione cerebrale: si tende a far sì che non resti traccia di certi vissuti drammatici. Ma questo accade solo dopo che i piccoli hanno provato a protestare più volte con gli adulti senza essere ascoltati”.

Spesso la “colpa” è dei genitori che minimizzano il problema: “Spesso si finge di non capire per vergogna o perché non si vuole e non si può reagire”.

In questi casi le piccole vittime protestano: “Provano più volte a essere ascoltati poi in assenza di una risposta da parte dell’adulto sono costretti a tollerare e quindi a rimuovere. I bambini in questi casi tendono a frammentare l’episodio dell’abuso e tocca poi alla psicologa ricucire tutti questi frammenti”.

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