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NewsPaola Burci, uccisa perché non voleva prostituirsi: condanna a metà per gli assassini

Paola Burci, uccisa perché non voleva prostituirsi: condanna a metà per gli assassini

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Paola Burci venne uccisa brutalmente e poi bruciata perché non voleva prostituirsi. Due degli assassini sono stati condannati all’ergastolo.

Paola Burci venne uccisa con un forcone, i suoi assassini le strapparono i denti e poi la bruciarono. I suoi resti vennero trovati nell’area della golena del Po a Zozza di Ro a marzo 2008. Solo due dei suoi assassini sono stati condannati all’ergastolo. Paola si era innamorata di un ragazzo, uno studente, si era ribellata alla schiavitù a cui era stata costretta. Dopo 9 anni dal massacro è arrivata la sentenza di condanna Gianina Pistroescu e Sergio Benazzo, la seconda. La vicenda giudiziaria è stata molto complicata, i due imputati infatti vennero rilasciati per decorrenza dei termini, restarono in libertà sino alla pronuncia della sentenza.

Il tribunale di Ferrara condannò entrambi all’ergastolo, la Cassazione la annullò per “incompetenza territoriale” trasmettendo gli atti alla procura di Rovigo. Il nuovo processo si è celebrato seguendo il primo, ai testimoni è stato chiesto di confermare quanto detto. In aula, come riporta Fanpage, c’era anche il fratello di Paola Burci che non sapeva cosa fosse successo alla ragazza. Paola era nata in Italia e qui voleva tornare appena compiuti i 18 anni perché voleva fare la parrucchiera e aiutare la famiglia, a Ferrara aveva conosciuto Gianina Pistroescu compagna di Sergio Benazzo che aveva accettato per la ‘modica’ somma di 180 euro al giorno.

Gianina aveva accompagnato Paola dal parrucchiere e da un’estetista per ‘sistemarla’, poi l’aveva costretta a prostituirsi. La donna aveva un giro di prostitute nella zona universitaria e la obbligavano a fare uso di sostanze stupefacenti. Quando Paola Burci si è innamorata credeva di essere così forte da poter uscire dal giro, ma venne punita. La Pistroescu raccontò tutto alla sua compagna di cella. Di Paola rimase solo un’unghia, un piccolo frammento importante per stabilire che i resti erano i suoi. Purtroppo non c’era traccia del Dna degli aguzzini e questo significa che non hanno agito da soli ma gli altri responsabili non sono mai stati identificati.

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