HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Misteri ItalianiPaolo Gallo: il morto che cammina. Dopo sette anni la scoperta di un giornalista

Paolo Gallo: il morto che cammina. Dopo sette anni la scoperta di un giornalista

di

Paolo Gallo viene chiamato anche “Chiodo”. L’uomo, dal fisico minuto, era preso di mira dal fratello che lo prendeva spesso a botte. Nel 1954 ha fatto perdere le sue tracce, inscenando la sua morte. I sospetti si concentrarono proprio su Salvatore. Ma qualche anno dopo un giornalista scoprì che si era rifugiato a Ragusa.

paolo gallo-salvatore galloAvola è un piccolo paese della Sicilia, dove all’inizio degli anni ‘50 è accaduto un fatto di cronaca misterioso, risolto grazie alla curiosità di un giornalista. I protagonisti sono Paolo Gallo e suo fratello Salvatore. Nonostante Paolo sia più grande, ha il fisico minuto, ed è costretto a subire tutte le angherie, anche quelle della perfida moglie. I due fratelli vivevano con le famiglie in una casa sgarrupata nel terreno che avevano ereditato dai genitori, poco produttivo. Il 6 ottobre del 1954 l’epilogo: Paolo Gallo è scomparso. Di lui rimane solo la coppola, circondata da vistose macchie di sangue. La moglie accusa il cognato che era stato denunciato in passato dalla “vittima” per percosse e minacce. All’epoca non esistevano ancora tutti gli strumenti per le analisi e i vestiti di Salvatore sono macchiati di sangue, lui dice che ha sgozzato un agnello, ma il cadavere di Paolo non si trova, così lui e il figlio Sebastiano vengono accusati di averlo fatto sparire.

L’unico che crede nella loro innocenza è Giuseppe Gallo, il terzo fratello che aveva rinunciato ai diritti sul terreno e viveva da solo. Decide di fare delle indagini e porta davanti al magistrato due persone che dicono di aver incontrato Paolo Gallo qualche mese dopo i fatti. Il giudice non solo non gli crede, ma li fa arrestare. I due non possono fare altro che ritrattare e vengono rilasciati. Un anno dopo il presunto omicidio, si celebra il processo che vede come imputati Salvatore e Sebastiano. Il primo viene condannato all’ergastolo, il secondo a 12 anni per complicità in omicidio e occultamento di cadavere. In appello cade la prima accusa e la pena diventa più leggera, ma per Salvatore non cambia nulla.

Enzo Asciolla, giornalista de “La Sicilia” dopo aver seguito i processi si convince della sua innocenza e nel 1961 decide di indagare. La prima cosa che fa è cercare i testimoni che hanno visto “il morto che cammina”, i due confermano che hanno visto Paolo Gallo circa 6 mesi dopo l’omicidio, nel giorno dell’Ascensione e hanno anche parlato con lui che ha detto: «Me ne vado!». L’incontro era avvenuto a Serramezzana e Asciolla si dirige verso la località. Le persone del posto confermano di un vagabondo che si faceva chiamare “don Paolino” che si aggirava nelle campagne. Badava agli animali in cambio di un posto dove dormire. Per poche settimane era andato anche a scuola per imparare a leggere e scrivere e la maestra fa vedere al giornalista un quaderno con la firma: Paolo Gallo. La grafia era la stessa degli atti notarili di cui Asciolla aveva preso visione durante il processo. Grazie alle informazioni ricevute ecco che arriva a Ragusa. Dopo sette anni si scopre che Paolo Gallo non era stato ucciso e il giornalista riesce persino ad ottenere la riapertura delle indagini. Persino la moglie e le figlie vengono chiamate per il riconoscimento. Per Paolo Gallo si aprono le porte del carcere dove vi rimane per 1 anno, per il fratello Salvatore si chiudono.

Quella mattina del 6 ottobre 1954 Paolo e Salvatore avevano litigato e il più grosso lo aveva colpito con una pietra, ferendolo. Il “Chiodo”, nonostante il dolore, iniziò a correre veloce, lontano da quel posto. La vicenda non finisce qui, perché Paolo Gallo viene scarcerato in quanto non è possibile provare che abbia agito per far finire in carcere il fratello. Salvatore provò a chiedere anche un risarcimento in denaro perché vittima di un errore giudiziario ma fu condannato a 4 anni e mezzo per aggressione (pena già scontata). Paolo Gallo continuò a vagabondare per qualche anno, poi tornò dalla sua famiglia.

Lascia un commento

Back to Top