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Omicidi in FamigliaPartorì e gettò il figlio nella spazzatura, ora sarà processata
figlio nella spazzatura

Partorì e gettò il figlio nella spazzatura, ora sarà processata

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Nel febbraio 2013 una ragazza romana alla trentottesima settimana diede alla luce un bambino e lo soppresse nel water, buttandolo poi in un cestino della spazzatura

figlio nella spazzaturaVerrà processata a cominciare dal 25 settembre prossimo con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere la 25enne romana che un anno fa partorì di nascosto il proprio bambino per poi gettarlo in un cestino dell’immondizia.

Marika S., questo il nome della ragazza, nel febbraio 2013 dopo aver tenuto nascosta a tutti la gravidanza aveva dato alla luce un bambino e lo aveva soppresso affogandolo nel water. Successivamente lo aveva nascosto in un sacchetto di plastica, portandoselo dietro in un bar dove aveva appuntamento con gli amici. Infine, in preda ai dolori post partum, lo aveva gettato in un cestino dell’ospedale San Camillo prima di farsi ricoverare d’urgenza.

Il pm che si è occupato del caso, Paolo D’Ovidio, ha ricostruito minuziosamente il caso: il bambino è nato alla 38^ settimana ed è stato lasciato morire nel water dalla mamma che era in grandi di intendere anche se in stato confusionale. Lei aveva sempre sostenuto che comunque il figlio fosse nato morto, ma la perizia del medico legale l’aveva smentita, confermando che il piccolo non sarebbe morto per cause naturali, ma soppresso dalla mamma. Inoltre la donna dalla perizia psichiatrica non è risultata affetta da gravi patologie.

Secondo l’accusa “l’imputata subito dopo aver partorito un figlio all’interno della propria abitazione, ometteva di prestargli e fargli prestare la necessaria assistenza medica, cagionandone in tal modo la morte”, ma la ragazza dovrà rispondere anche di occultamento di cadavere “perché dopo aver partorito il neonato ne infilava il corpo senza vita all’interno di un sacchetto di plastica che il giorno successivo riponeva in un cestino della spazzatura nel piazzale antistante al reparto di ostetricia del San Camillo, dove si era nel frattempo recata per far fronte all’emorragia che l’aveva colpita”.

I suoi avvocati però sostengono una tesi diversa: “Ha avuto un distacco improvviso di placenta accertato anche dalla procura e un immediato parto difficile. Neanche un’ambulanza con rianimazione neonatale avrebbe reso possibile la sopravvivenza. Lei ha avuto subito la percezione della morte del piccolo, nato cianotico”. Ora deciderà un processo.

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