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Paula Cooper, simbolo della lotta contro la pena di morte, si suicida

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La storia di Paula Cooper ha scosso le coscienze di tutto il mondo negli anni ’80. La donna è stata ritrovata senza vita nel suo appartamento a Indianapolis. La Cooper, era stata condannata alla sedia elettrica quando aveva appena 15 anni. Nel 1989 venne salvata grazie ad una mobilitazione. La ragazza aveva ucciso una donna di 78 anni e aveva accoltellato un insegnante di religione. Il movente? Una rapina.

paula cooperPaola Cooper dopo 27 anni di prigione, era riuscita a riavere indietro la sua vita. Per un condannato a morte, ricevere la grazia, è un evento straordinario, ma la Cooper, ormai 45enne ha deciso che era giunto il momento di mettere fine alla sua esistenza. Martedì mattina è stata trovata nel suo appartamento di Indianapolis e secondo i primi accertamenti pare che si tratti di un suicidio. Il gesto attiva dopo due anni dalla scarcerazione.

L’11 Luglio del 1986, Paula Cooper, insieme a tre amiche, accoltellò la 78enne Ruth Pelke, uccidendola. Il caso fece scalpore perché la ragazza era la più giovane condannata a morte della storia e la legge dello Stato dell’Indiana, prevedeva la condanna a morte e il ricorso alla sedia elettrica se l’omicida aveva più di 10 anni di età. Il nipote della donna uccisa, Bill Pelke, era un sostenitore della sedia elettrica, ma dopo essersi convertito, incontrò l’assassina e decise non solo di perdonarla, ma di iniziare una battaglia legale per annullare la pena.

Anche in Italia molte associazioni appoggiarono la causa di Pelke, tra cui l’Agesci, la Comunità di Sant’Egidio, Amnesty International, il Movimento per la vita, Nessuno Tocchi Caino e il Partito radicale. Petizioni e messaggi vennero spediti oltre oceano al governatore dell’Indiana e persino alle Nazioni Unite. Anche Papa Giovanni Paolo II chiese la grazia per Paola Cooper. Nel 1988, la Corte Suprema abolì la pena capitale per i minori di 16 anni (al momento del crimine) perché contraria al 9° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Paula Cooper dunque venne prima condannata all’ergastolo, poi a 60 anni di carcere. Dopo 27 anni di prigione, ha ottenuto la libertà il 17 Giugno del 2013.

Fuori dalle mura del penitenziario, Paula Cooper doveva iniziare a vivere, e aveva anche trovato l’amore. Tutti possono avere una seconda possibilità, ma qualcosa deve essere andato storto e Paula, che ormai è una donna adulta, è precipitata in una spirale di disperazione dove non c’è stato spazio per la speranza.

Fonte: Repubblica

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