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NewsTrendsPietro Barbini, il ragazzo sfregiato da Boettcher: «Ho ripreso a vivere. Vincerò la tentazione di nascondermi»

Pietro Barbini, il ragazzo sfregiato da Boettcher: «Ho ripreso a vivere. Vincerò la tentazione di nascondermi»

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Pietro Barbini è il ragazzo vittima della “coppia dell’acido”,  è stato attirato in una trappola, il 28 dicembre 2014 da Martina Levato che gli ha lanciato addosso dell’acido, devastando il volto del ragazzo, che al liceo era definito: “il più bello della scuola”.

Pietro barbini vittima acido_Delitti.net (3)Il padre di Pietro: Gherardo quel giorno aveva accompagnato il figlio a quell’appuntamento, era stato testimone dell’aggressione e con lui aveva lottato per bloccare il complice di Martina, Alexander Boettcher che per l’agguato a Pietro è stato condannato con la Levato a 14 anni di carcere. Boettcher proprio in questi giorni per le altre aggressioni messe in atto con la sua amante ha preso un’ulteriore condanna a 23 anni di reclusione.

Pietro il giorno del terribile agguato dimostrò un coraggio non comune; nonostante l’acido abbondante che gli era stato gettato addosso e che gli bruciasse in modo atroce il volto e il corpo, riuscì a bloccare Boettcher. In questo modo la coppia di assassini fu catturata  e la lunga serie di altre aggressioni che i due amanti avevano già progettato fu scongiurata.

Pietro Barbini in un’intervista ha cosi espresso una sua riflessione: “Credo che le condanne siano giuste, per far capire loro quanto male hanno fatto, perché secondo me non lo sanno. Avranno visto in aula la faccia di Stefano Savi, (l’altro ragazzo sfregiato – ndr) ma il dolore evidentemente non gli è entrato dentro. Non covo odio. In tutto questo tempo lei (Martina Levato – ndr)  non mi ha mai mandato una riga, una parola. Se l’avesse fatto potevo forse pensare che avesse l’ombra di un’empatia, invece no. Per me sono pericolosi e nella società non possono stare”.

Parlando di come è cambiata la sua vita e del calvario che vive dopo l’aggressione Pietro ha detto: “Ci sono le cure quotidiane, molto fastidiose, coi massaggi, le creme, la maschera cicatrizzante che ti impedisce di parlare, di avere contatti. Provavo a tenerla di notte, ma d’istinto me la toglievo nel sonno… Sono terapie che ti isolano completamente. Per sei mesi le ho seguite in modo intensivo, poi sempre meno. La maschera dovrei metterla ancora dieci ore al giorno, e la tengo un’ora, ho deciso che per me è più importante cercare di riprendermi la libertà di fare le cose, che avere un pezzo di pelle magari un po’ migliorata. Cerco un equilibrio tra le cure e la mia vita”.

Una grande forza quella di Pietro che lo sostiene e gli permette di fare progetti e riprendere a vivere nonostante il male che gli è stato fatto:  “mi laureo il 5 maggio, a Boston spero con la lode, anche se nell’ultimo semestre per forza la media si è abbassata. Ho ripreso a guidare, le ustioni non sono più così invalidanti. La mia vita sarà sempre più simile a quella di prima, inizio a sentirlo. Devo solo vincere la tentazione di nascondermi. Penso di andare a vivere lontano dall’Italia, magari in America. Fare un master. A Milano, dove mi conoscono tutti, è ancora un po’ difficile. La perfezione non è un risultato, ma un percorso. Ora l’ho capito, e lo accetto”

Fonte: Milano -Corriere.it

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