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Processo Michele Ferrulli, agenti assolti per aver agito in modo legittimo

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La Corte d’Assise di Milano ha depositato, nella giornata di ieri, le motivazioni della sentenza del processo per far luce sul decesso di Michele Ferrulli, l’uomo arrestato nel 2011 e morto per arresto cardiaco poco dopo il suo fermo. Secondo il verdetto, emesso il 3 luglio 2014, i 4 agenti  imputati – Michele Lucchetti, Roberto Stefano Piva, Sebastiano Cannizzo e Francesco Ercoli – sono stati assolti per aver agito in modo legittimo. I quattro poliziotti erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale della vittima

Milano - Michele Ferrulli, muore a seguito di un controllo della poliziaI fatti risalgono al 30 giugno 2011 quando, in seguito alla segnalazione di un uomo che abita nella periferia sud-est milanese che si lamentava per gli schiamazzi provenienti dalla strada, i quattro agenti di polizia si presentano in Via Varsavia e vedono tre uomini che ascoltano musica a tutto volume, ridono e bevono birra. Non appena i tre si accorgono della presenza delle forze dell’ordine, nascondono le birre. Dopo la prassi della richiesta dei documenti, gli uomini reagiscono agitandosi.

Secondo la versione dei fatti e i verbali della polizia, un agente si allontana per andare verso la macchina ma, accortosi che Ferrulli lo sta per colpire, lo atterra immobilizzandolo. E a questo punto succede qualcosa di strano perché il cuore dell’uomo smette di battere, andando in arresto cardiaco, quindi gli agenti, verso le 22.25, chiamano i soccorsi e al momento dell’arrivo all’ospedale, Michele Ferrulli è già cadavere.

La verità della famiglia, invece, è totalmente diversa in quanto moglie e figli sostengono che la vittima è morta a causa delle percosse subìte dal loro familiare.
Dopo aver ascoltato entrambe le versioni, il 16 settembre 2012 il Gup di Milano incaricato, Alfonsa Ferraro, dispone per i 4 poliziotti il rinvio a giudizio per concorso in omicidio colposo, modificato poi in omicidio preterintenzionale. Il processo inizia il 4 dicembre 2012 e, nel corso dei 18 mesi in cui si è svolto, sono state presentate prove quali i referti clinici del Policlinico, che dicono “paziente obeso, cianotico, collassato al termine di un’accesa discussione, non presenta lividi, né segni di ferite, né traumi evidenti, né ecchimosi tranne quelle bilaterali ai polsi, alcune abrasioni cutanee alla gamba sinistra e alle ginocchia e due segni minimi di escoriazione al livello dell’intersezione tra l’ascellare posteriore e transombelicale“. Inoltre, dopo aver visionato i filmati, non viene individuato alcun tipo di oggetto contundente.

La sentenza, pronunciata dal giudice Guido Piffer il 3 luglio 2014, sostiene anche che la testimonianza di alcune persone sarebbe stata fortemente influenzata negativamente da Domenica Ferrulli, dotata di una personalità forte e da sempre convinta dell’inefficacia delle indagini e del processo.
Versione sostenuta anche dopo essere venuta a conoscenza delle motivazioni dell’assoluzione, affermando “Rispetto le sentenze dei giudici, ma sento come gratuite ed offensive alcune considerazioni sul mio conto. Non mi aspettavo nulla di diverso da quel che leggo nelle motivazioni. I filmati sono sotto gli occhi di tutti, mio padre e’ morto chiedendo aiuto e supplicando i poliziotti di smetterla. D’altronde durante la camera di consiglio, durata soltanto un’ora, tutti abbiamo visto alcuni giudici popolari nei corridoi fumare e prendere il caffè. Sono serena e vado a testa alta perché ho fiducia nella giustizia, ride bene chi ride ultimo“.
Un caso chiuso, secondo la giustizia. Ma ancora lontano dalla risoluzione per Domenica Ferrulli.

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