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Processo Yara Gambirasio: Massimo Bossetti ha rivolto pesanti insulti al padre della ragazzina

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Massimo Bossetti ha lanciato delle pesanti provocazioni a Fulvio Gambirasio, il padre di Yara accusandolo di non essere un buon padre. Secondo l’imputato dopo che la figlia era scomparsa si è recato a lavoro, sul cantiere, quando avrebbe dovuto “mandare al diavolo il lavoro” per cercarla.

fulvio gambirasioNell’ultima udienza Massimo Bossetti ha continuato a ripetere ai giudici che è innocente e, come riporta Giallo num. 12, ha descritto anche il percorso che faceva con il suo furgone all’epoca dell’omicidio per raggiungere il cantiere dove lavorava. Nello stesso ha incontrato il padre di Yara Gambirasio, il signor Fulvio, dicendo: «Mi sono meravigliato di averlo visto là mentre tutti cercavano sua figlia, e ho pensato che non è un papà normale uno che fa così. Del lavoro cosa importa in questi casi!». Il signor Gambirasio è un geometra e spesso di reca sui cantieri per controllare lo stato dei lavori, ma le parole di Massimo Bossetti hanno suscitato indignazione da più parti visto che insieme alla moglie Maura ha mostrato grande sensibilità e vive il dolore in maniera piuttosto discreta.

Nel corso dell’udienza, il pm Letizia Ruggeri è entrata nel vivo delle accuse con quella che è la prova regina, ovvero il DNA di Massimo Bossetti che è stato trovato sugli slip di Yara Gambirasio. Incalzato dalla Ruggeri, Bossetti ha detto: «No, io non cedo malgrado le pressioni avute dalla Procura. Perché sono innocente». Eppure, così come fa notare Giallo num. 12, la deposizione di Massimo Bossetti è molto contraddittoria e vi sarebbero alcuni punti poco chiari che tutto fanno pensare tranne che sia innocente così come sostiene a gran voce.

Massimo Bossetti, ricostruendo il percorso fatto in quei giorni ha indicato Via Morlotti, una strada di cui non aveva mai parlato, e secondo l’accusa è proprio qui che sarebbe stata prelevata Yara sulla base del racconto di un testimone che ha visto un furgone come quello del muratore la sera del 26 novembre 2010. Leggete la dichiarazione di Bossetti: «Scendevo giù per Barzana e poi entravo in Brembate, poi proseguivo per via Locatelli e giravo a destra o verso via Morlotti o verso via Caduti dell’Aeronautica, proseguendo verso Locate e Mapello. Lo facevo perché era più veloce e meno trafficato e se vedevo i carabinieri cercavo di evitare i posti di blocco perché magari ero sovraccarico». La deposizione procede con il racconto di un altro episodio, la visita al Campo di Chignolo dove sarebbe andato di domenica con la moglie in una data non identificata, che sarebbe invece avvenuta il giorno del ritrovamento del cadavere di Yara: «Era il 26 febbraio, io e mia moglie eravamo in un negozio di cose per animali a Mapello, quando è entrato un carabiniere e ha detto “L’hanno trovata”: già che dovevamo andare a fare la spesa e c’erano tante auto dei carabinieri, abbiamo detto: “Vediamo dove vanno”. Ma poi li abbiamo persi».

Tra le dichiarazioni rese da Massimo Bossetti in aula vi sono anche le accuse rivolte al collega Maggioni. Secondo l’imputato, Maggioni avrebbe preso il DNA a sua insaputa per metterlo sugli slip di Yara Gambirasio. Il motivo di questa “vendetta” sarebbe da cercare nell’invidia che Maggioni nutriva nei suoi confronti per il fatto di avere una bella famiglia, e in ambito professionale. Bossetti è convinto di essere vittima di un complotto e prega per Yara “alla quale è stata fatta quella brutalità che le ha strappato la sua innocente quotidianità”.

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