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FemminicidioDelitto Presta: nessuna premeditazione, il marito avrebbe ucciso in un impeto d’ira

Delitto Presta: nessuna premeditazione, il marito avrebbe ucciso in un impeto d’ira

di

raffaella prestaSi continua ad esaminare l’omicidio di Raffaella Presta, la donna che è stata brutalmente ammazzata dal marito Francesco Rosi

Francesco Rosi avrebbe ucciso Raffaella Presta perchè la riteneva l’unica colpevole della rovina della sua famiglia. E’ per questo che non avrebbe alcun motivo di uccidere altre persone, compreso l’uomo che da tempo aveva rapito il cuore della moglie: “Ipotizzare un pericolo di reiterazione criminosa di un gesto, seppur folle, ma caratterizzato da uno stato di ira certamente non riproducibile, appare davvero impossibile”.

Secondo quanto pubblicato da Umbria24.it, il legale dell’uomo avrebbe inoltre fornito ai giudici la prova che la vittima lo aveva più volte tradito, sottolineando che il movente dell’omicidio è stata però quell’affermazione pronunciata dalla donna poco prima di essere uccisa, cioè “il bambino non è tuo figlio”: “Quella frase detta gratuitamente ha prodotto quel giorno una ‘esaltazione psichica momentanea’ determinata, d’impeto, dall’ira per una realtà che lui non poteva e non voleva accettare e che avrebbe comportato, giocoforza ed indipendentemente dalla separazione dalla moglie, la perdita legale di quel figlio tanto, forse troppo, amato”.

Non ci sarebbe dunque premetidazione e quel fucile utilizzato da Rosi per uccidere Raffaella Presta si trovava in quella casa ormai da tempo per difendersi da eventuali ladri: “Nessuna persona – dichiarano i legali – dotata di un minimo di raziocinio, se effettivamente terrorizzata dal marito che più volte l’aveva malmenata e violentata e che più volte aveva minacciato di ucciderla, avrebbe continuato tranquillamente a vivere in quell’abitazione dove ben sapeva che erano presenti delle armi”.

La questione ha incluso anche le mancate denunce di Raffaella Presta sulle violenze subite dal marito. Quest’ultima, secondo i legali di Rosi, essendo specializzanda in diritto in famiglia non poteva non sapere che in caso di separazione quei comportamenti l’avrebbero messa al riparo da eventuali richieste di addebito e avrebbero costruito l’arma migliore per difendersi e rispondere adeguatamente alle contestazioni del marito”.

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