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Reggio Calabria – inchiesta “Mala Sanitas” bimbi morti nell’ospedale degli orrori e cartelle cliniche manomesse

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Reggio Calabria: scandalo agli Ospedali Riuniti della città, già definito “l’ospedale degli orrori”;  dove quattro medici, tra i quali vi sono  il primario, e l’ex primario del reparto di Ostetricia, Alessandro Tripodi e Pasquale Vadalà; sono stati messi agli arresti domiciliari, oltre ad altri sette medici addirittura sospesi dalla professione e indagati.

ospedali-riuniti scandalo reggio calabriaElenco medici sospesi:

Salvatore Timpano (in servizio a Ostetricia e ginecologia fino al 28 febbraio 2015); Francesca Stiriti (Ostetricia); Maria Concetta Maio (responsabile “Ambulatorio di neonatologia” nell’Unità di Neonatologia); Antonella Musella (Ostetricia e Ginecologia); Luigi Grasso (medico anestesista all’Unità operativa di Anestesia fino al 31 dicembre 2012); Annibale Maria Musitano (direttore dell’Unità operativa di Anestesia fino al 30 giugno 2013); e l’ostetrica Pina Grazia Gangemi (Ostetricia e ginecologia).

In regime di complicità i medici citati avrebbero truccato documenti sanitari e cartelle cliniche per “coprire” in modo illegale le responsabilità inerenti a grossolani errori e abusi legati alla professione medica.  I reati sotto inchiesta sono: interruzioni di gravidanze non richieste, ovvero non autorizzate dalle pazienti, decesso di due bimbi e di lesioni gravi procurate ad altri neonati.

Lo scenario nel quale sono stati perpetrati i crimini sono di un livello di degrado e disonestà inimmaginabile, mancanza di professionalità e competenza medica, sfociate in manovre sbagliate o affrettate durante interventi chirurgici; partorienti ferite, mal curate o invalidate da interventi mal riusciti, mutilazioni e decessi di neonati; il tutto coperto vergognosamente da cartelle cliniche false, ritoccate o addirittura “inventate” cucendo assieme dati e referti di altre pazienti.

le indagini sono partite dopo alcune denunce fatte da privati per la morte di due neonati e anche ad alcune intercettazioni, acquisite durante altre inchieste in corso in città, e precisamente   intercettazioni telefoniche disposte nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha definito scandaloso quanto accaduto nel presidio ospedaliero calabrese; a oggi i medici coinvolti sono indagati a piede libero con le accuse di: falso ideologico e materiale, interruzione di gravidanza senza consenso ed altri reati tutti di rilevante gravità.

La Procura ha reso noto che i medici citati hanno provocato:  “la morte di due bambini appena nati, hanno causato lesioni irreversibili a un altro bimbo, oggi  dichiarato invalido al 100%, diversi traumi e crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, e un procurato aborto  non consenziente e lesioni gravi a molte  altre pazienti.”

Il Procuratore De Raho ha spiegato: “Le famiglie dei pazienti non potevano accorgersi di quanto succedeva perché anche quando il paziente era stato intubato erroneamente risultava tutto regolare e anche quando mancava l’ossigeno tutto ufficialmente sembrava a norma. Il malato non avrebbe mai potuto sapere ciò che era avvenuto, noi solo con le intercettazioni abbiamo capito quello che avveniva e siamo andati a verificare la cartelle cliniche. Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali alla persona, si spera che vengano rispettati i valori fondamentali, invece molti si muovevano per coprire: c’è qualcosa di molto grave nel settore e anche in chi doveva controllare e non controlla, il sistema dei controlli va modificato”.

Il Ministro Lorenzin ha a lungo commentato i fatti accaduti a Reggio calabria: “Strano che le denunce siano pervenute dai pazienti e non dalla direzione sanitaria dello stesso ospedale di Reggio Calabria, che avrebbe dovuto verificare le anomalie all’interno del reparto di ostetricia. Si tratta di azioni avvenute qualche anno fa, e il primario che gestiva il reparto non c’è più mentre oggi a Reggio Calabria stanno facendo nuovi concorsi per primariati certificati da notai, c’è molto lavoro da fare e da fare in modo molto veloce. Dobbiamo lavorare sulla maggiore capacità di segnalazione delle anomalie da parte delle direzioni sanitarie; dobbiamo capire cosa è accaduto non solo dal punto di vista sanitario ma anche organizzativo all’interno dell’ospedale, si sta lavorando moltissimo, ed un caso, è proprio l’ospedale di Reggio Calabria, dove ora ci sono primari che vengono da fuori regione con concorso, ma ci sono delle zone d’ombra ed è una regione dove il lavoro da fare è molto.”

Un’inchiesta mastodontica dove le storie raccontate sono raccolte in oltre  500 pagine di ordinanza dove sono descritti dettagli agghiaccianti e intercettazioni sconvolgenti dove emerge una totale freddezza e disinteresse nei confronti della salute e della vita delle pazienti, dove si nota l’assenza di una qualunque preoccupazione, nessun accenno al minimo provvedimento disciplinare, nessun rispetto; anzi in molte conversazioni gli indagati scherniscono le vittime, ridono sui dettagli delle sofferenze procurate dalla loro dabbenaggine e sulle conseguenze dei loro errori. Una vergogna senza fine.

Fonte: La Repubblica

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