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Reyhaneh Jabbari è stata giustiziata, aveva ucciso l’uomo che tentò di violentarla

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Reyhaneh JabbariReyhaneh Jabbari, 26 anni, era stata condannata a morte per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla. La ragazza è stata impiccata e forse a togliere lo sgabello da sotto ai suoi piedi è stato proprio il figlio della vittima

Il giorno dell’impiccagione la mamma di Reyhaneh Jabbari, che non ha assistito all’esecuzione, aveva lanciato il suo ultimo e disperato appello: “L’ho abbracciata per l’ultima volta, bisogna intervenite al più presto, fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia”.

Un comunicato era stato rilasciato anche dal vice direttore di Amnesty International: “Il tempo sta per scadere per Reyhaneh Jabbari. Le autorità devono agire adesso per fermare l’esecuzione. Una simile punizione in qualsiasi circostanza rappresenta un affronto alla giustizia, ma eseguirla dopo un processo imperfetto che lascia grandi punti interrogativi sul caso rende la cosa più tragica”.

La portavoce del Dipartimento di Stato ha invece aggiunto: “Le autorità iraniane hanno proceduto con l’esecuzione nonostante gli appelli degli attivisti per i diritti umani in Iran e l’indignazione internazionale”.

Secondo la giustizia iraniana però, nel 2007 l’appena 20enne Reyhaneh Jabbari aveva premeditato l’omicidio di Morteza Abdolali Sarbandi, ex funzionario dell’intelligence, e la storia dello stupro era stata totalmente inventata. Ciò sarebbe testimoniato dal fatto che la ragazza aveva acquistato due giorni prima dell’omicidio un coltello da cucina e che aveva inviato un sms ad un amico nel quale lo informava che avrebbe commesso un delitto.

La famiglia dell’uomo non ha mai perdonato la ragazza, il perdono avrebbe potuto convertire la pena di morte in detenzione. A tal riguardo il premier Matteo Renzi avrebbe dichiarato: “Continueremo la battaglia contro la pena di morte”.

Per il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, invece: “La ragazza è vittima due volte, prima del suo stupratore e poi di un sistema che non ha ascoltato i tanti appelli, a conferma che proprio sulla difesa dei diritti fondamentali che il dialogo tra i Paesi resta più difficile. “

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