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Rina Fort, la belva che uccise la moglie dell’amante e i suoi figli

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rina-fortRina Fort, la donna battezzata dalla stampa con il nome di “belva di via San Gregorio”, massacrò una madre e i suoi tre figli a causa dell’amante, marito e padre delle vittime. Un eccidio avvenuto nel 1946 che sconvolse l’intera Italia, diventando infatti uno dei delitti più atroci mai dimenticati

Erano le ore 20 di un freddo giorno del 1946. In Via San Gregorio a Milano la famiglia Ricciardi si preparava per la cena. Mamma Franca, Giovannino di 9 anni, Giuseppina di 5 e Antoniuccio di 10 mesi di lì a poco avrebbero tragicamente perso la vita.

A bussare alla loro porta fu Caterina Fort, l’amante del marito di Franca, ormai presentata dall’uomo come sua moglie. La donna, dal passato difficile, conobbe nel 1945 il siciliano Giuseppe Ricciardi, che aveva lasciato moglie e figli al Sud per trasferirsi a Milano ed aprire un negozio di stoffe. Rina iniziò a lavorare proprio per lui come commessa, diventando in breve tempo la sua amante e socia in affari.

Qualcuno da Milano raccontò però a Franca di quella relazione extraconiugale del marito, cosa che fece impazzire la donna, la quale decise di trasferirsi con i suoi tre bambini a Milano dal marito. Nel 1946 Rina Fort venne licenziata e Giuseppe fu costretto ad interrompere la storia con lei.

Nè Franca nè Rina avevano intenzione di lasciare andare l’uomo e fu per questo che la belva di San Gregorio decise di presentarsi in casa Ricciardi. La signora Franca accolse la donna con cortesia, avvisandola però di lasciare in pace il marito: “Cara signora lei si deve metter l’animo in pace e non portarmi via Pippo, che ha una famiglia con bambini. La cosa deve assolutamente finire, perché sono cara e buona, ma se lei mi fa girare la testa finirò per mandarla al suo paese”.

Franca poi lasciò la stanza per prendere una bottiglia di rosolio da offrire a Rina, la quale aveva avuto un leggero malore. Quando la donna lasciò nuovamente la stanza e tornò dalla rivale, trovò una scena inaspettata: Rina Fort era lì ad attenderla con un ferro tra le mani. In un ora quella stanza diventò scenario di terrore, sangue e morte.

Giovannino e Giuseppina vennero trovati a faccia in giù, riversi per terra nel loro sangue, Franca era distesa a pochi metri da loro, mentre il piccolo Antoniuccio era ancora nel suo seggiolone, con la testa riversa di lato e un pannolino in bocca. Tutti erano stati uccisi a sprangate e finiti con dell’ammoniaca.

A trovare i corpi senza vita fu Pina, la nuova commessa del negozio di Giuseppe, che era a Prato per comprare delle stoffe: “Come tutte le mattine, la commessa Somaschini si è recata presso i principali a ritirare le chiavi per aprire il negozio, verso le otto. Ha trovato la porta d’ingresso socchiusa. Appena entrata in anticamera, ha visto in fondo al corridoio un corpo umano supino: nella luce incerta ha riconosciuto la signora Ricciardi, vestita con la pelliccia e ha supposto che fosse caduta colta da malore nell’uscire. Si è chinata e ha fatto una raccapricciante constatazione: il viso della donna era tuffato in una pozza di sangue…”

Dopo una settimana da quella stage, Rina Fort venne indagata e poco dopo fu lei stessa a confessare e a ripercorrere cosa accadde quella fredda sera di novembre.

“Accecata dalla gelosia, oltre che eccitata dal liquore, mi alzai andandole incontro. Giunta nell’anticamera l’incontrai mentre tentava di venire in cucina. Mi avventai sopra di lei e la colpii ripetutamente alla testa con un ferro che avevo preso in cucina. La Pappalardo cadde tramortita sul pavimento, io continuai a colpirla. Il piccolo Giovannino, mentre colpivo la madre, si era lanciato in difesa di lei afferrandomi le gambe. Con uno scrollone lo scaraventai nell’angolo destro dell’anticamera e alzai il ferro su di lui. Poi entrata in cucina, colpii la Pinuccia; ad Antoniuccio, seduto sul seggiolone, infersi un solo colpo, in testa”.

Come poteva una donna qualunque uccidere un’altra donna e tre bambini? Nessuno riuscì a credere a tanta violenza, eppure era tutto vero. Dopo aver escluso la presenza di complici, compresa quella di Giuseppe Ricciardi, Rina Fort venne condannata al carcere a vita.

Nel 1975 Rina Fort ottenne la grazia dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. La donna dopo 30 anni di carcere venne rilasciata, andando a vivere a Firenze sotto il cognome di Benedet. All’età di 71 anni Rina trovò la morte. Fino alla fine dei suoi giorni, “la belva” avrebbe continuato a dire di non aver toccato i bambini. Inoltre, chiese più volte perdono al suo ex amante, che nel frattempo si era rifatto una vita, ma lui non la perdonò mai.

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