HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Cold CaseRoberta Lanzino: il DNA non corrisponde a nessuno dei sospettati

Roberta Lanzino: il DNA non corrisponde a nessuno dei sospettati

di

Se il DNA dell’assassino, non è compatibile con quello dei principali imputati, allora chi ha ucciso Roberta Lanzino?

roberta-lanzinoLe svolte clamorose nel caso di Roberta Lanzino, sono ormai all’ordine del giorno. Per l’omicidio della giovane studentessa di Rende, il principale imputato resta Franco Sansone, che quel 26 di luglio del 1988, avrebbe violentato ed ucciso la ragazza, insieme a Luigi Carbone, scomparso poi un anno dopo, ucciso presumibilmente dallo stesso Sansone con la complicità del padre Alfredo e del fratello Remo, attualmente imputati in un processo in corso, in corte d’Assise.

Dunque ricapitolando, Franco Sansone e Luigi Sansone, sarebbero stati i protagonisti principali di quella scena del delitto, ma se il liquido seminale analizzato, non era il loro, perché l’analisi del DNA non è compatibile ne con quello di Franco Sansone, né con quello prelevato ai familiari di Luigi Carbone, allora ad uccidere Roberta Lanzino, chi è stato? É tutto da rifare? Proviamo a formulare delle ipotesi.

C’era un’altra persona sul luogo del delitto, quel 26 luglio del 1988? E se si, cosa é accaduto subito dopo? Intanto…chi era, questa persona. Era insieme ai Sansone e a Carbone? E allora perché “nessuno” ha mai fatto il nome di quella persona, in questi 27 anni? Sarebbe bastata questa affermazione, a scagionare eventualmente l’unico imputato ancora in essere. Oppure potrebbe essere che quelle tracce di liquido seminale sul terriccio prelevato sul luogo dove è stato ritrovato il corpo di Roberta Lanzino, appartenesse ad un uomo che la sera prima, in piena estate, si era recata in quel tratto di strada poco frequentato per un rapporto con una eventuale fidanzata. Ma perché quel liquido seminale è stato analizzato dopo 27 lunghi anni?

E se su questi risultati – che dagli esami condotti dai Ris di Messina, hanno dato esito negativo circa la compatibilità con i principali indagati – si é costruito l’intero impianto accusatorio, che succederà adesso? Cadrà tutto come un castello di carte? Da dove si riparte? Fatto sta che se il processo è ancora in piedi da tutto questo tempo, significa che c’è “più”di un indizio. C’è – per dovere di cronaca – la dichiarazione rilasciata dall’ex boss dell’ndrangheta Franco Pino che dal 1994 collabora con gli inquirenti, e che davanti ai giudici della corte d’Assise di Cosenza, sostenne che “Roberta Lanzino fu violentata ed uccisa sui monti di Falconara Albanese il 26 luglio 1988, da Luigi Carbone e Francesco Sansone”. Secondo gli inquirenti, Carbone sarebbe stato ucciso da Sansone, proprio per evitare che lo stesso rivelasse particolari sul delitto della ragazza. Ma torniamo alle dichiarazioni del boss. Franco Pino riferì in aula di aver saputo quanto da lui dichiarato, durate la sua detenzione nel carcere di Catanzaro nel 1995, da Romeo Calvano, criminale di San Lucido, che dopo la guerra di cosche, scoppiata nel 1997 tra i Perna e i Pino, rimase fedele a Franco Pino. Nel loro colloquo, i due avrebbero parlato anche di vendicare eventualmente la morte di Carbone.

Ma, secondo le dichiarazioni di Pino, fu lo stesso Calvano a dire che la vendetta non era da mettere in atto, perché Luigi Carbone si era comportato in modo indegno, partecipando all’omicidio di un suo cugino e alla violenza “mortale” su Roberta Lanzino. Ma bisogna fare un passo indietro, in questi 27 lunghi anni di indagini.

Perché in un primo momento, furono accusati della violenza e dell’omicidio della studentessa, tre pastori della zona, i fratello Rosario e Luigi Franzella. Ma nel corso delle indagini non saltarono fuori prove significative ma tante contraddizioni, e il 22 novembre del 1991 furono assolti per non aver commesso il fatto e quella sentenza fu confermata anche in appello e in cassazione.

Fu solo nel 2007 che il caso fu riaperto quando il pm Domencio Fiordalisi, proprio su indicazione di Franco Pino, procedette nei confronti di Francesco Sansone, che già scontava la pena di anni 30 di reclusione per il duplice omicidio di Rosaria Genovese, sua ex fidanzata e di Francesco Sansone, suo omonimo, maresciallo della Polizia penitenziaria.

Entrambe le uccisioni, avvenute tra il 1989 e il 1990, sarebbero ricollegabili alla morte di Roberta Lanzino, poiché secondo gli inquirenti, le vittime erano a conoscenza della verità, sugli autori dell’assassinio della giovane studentessa. Dunque le morti di Roberta, Rosaria Genovese, di Luigi Carbone e del maresciallo Sansone, troverebbero un filo logico proprio nella “verità” di chi sapeva e che avrebbe potuto parlare e pertanto, fu “messa a tacere”. Per questi motivi é evidente che l’impianto accusatorio non vertirebbe solo sul riscontro – che non é avvenuto – delle comparazioni del DNA. Dna che potrebbe sì essere dell’assassino, ma anche appartenere a qualcuno completamente estraneo agli eventi. In questa triste vicenda ancora senza un finale, vi sono anche altri dettagli. Impronte digitali parziali sul motorino, che all’epoca non vennero analizzate.

E poi gli abiti, di Roberta… Quei vestiti che il medico legale incaricato come consulente del Tribunale di Cosenza, dichiarò di aver buttato perché si doveva far spazio nel laboratorio di medicina legale, ma che invece in seguito in sede di processo d’appello, l’allora capo della mobile, Dodaro dichiarò essere stati buttati dopo il proscioglimento di Frangella, su ordine della corte d’Assise d’appello di Catanzaro. Ma perché mai la Corte, decise sulla distruzione degli indumenti della vittima, che avrebbero potuto invece rivelarsi una prova decisiva?

L’unica cosa certa, è che tra pochi giorni – precisamente il 5 di marzo – i Ris relazioneranno in tribunale a Cosenza circa gli esiti degli esami effettuati sul campione di liquido seminale trovato. Tocca attendere…ancora. Come tocca usare ancora una montagna di condizionali, nel raccontare questa triste vicenda, nell’attesa di poter usare verbi più concreti e meno probabilistici. E quando accadrà vorrà dire che ci sarà la verità. Sperando che non sia, come sempre, troppo tardi.

Lascia un commento

Back to Top