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Cold CaseRoberta Lanzino: uscire di casa per raggiungere un posto e non arrivarci mai

Roberta Lanzino: uscire di casa per raggiungere un posto e non arrivarci mai

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Perché accadono alcune cose, che si trasformano in avvenimenti agghiaccianti, destinati a far parlare per anni, a volte anche per decenni?

Roberta-LanzinoCe lo si domanda in casi come quello che riguarda Roberta Lanzino, la ragazza calabrese che 24 anni fa esce di casa, in motorino, per raggiungere una località di mare, ma lungo il tragitto viene violentata ed uccisa. Era la fine degli anni ’80, precisamente il 1988.
Erano gli anni dei capelli al vento, dei motorini e dei telefoni a gettoni. Non c’era nulla di tutta quella tecnologia che ad oggi, permette di essere cercati, trovati ed eventualmente rintracciati. Nessun cellulare che squilla, nessun gps che possa dire “dove sei” e se stai bene.

Era un giorno qualunque di una estate del 1988. Era precisamente il 26 di luglio del 1988 quando Roberta, allora 19enne, al primo anno di università, che nel tempo libero lavorava in radio, si avvia in motorino da Cerisano, per raggiungere una spiaggia di Paola, ma sul luogo, non arriverà mai.

I fatti raccontano che Roberta quel giorno fu intercettata lungo il suo cammino, presumibilmente seguita da un auto, una Fiat mirafiori, e forse – perché nessuno ne ha mai dato conferma – si fermò, lungo quella strada sulla quale poi venne violentata ed uccisa. Ricostruire i fatti, in casi come questo non é mai semplice, soprattutto perché sorgono sempre nuove domande, che spesso rimangono senza risposta. Come quella sul perché alcuni rilievi fatti all’epoca sul luogo dove fu ritrovato il corpo della ragazza, siano stati analizzati solo tanto – e forse troppo – tempo dopo gli eventi, e parliamo per esempio del liquido seminale rinvenuto su una zolla di terriccio, che solo ultimamente i Ris di Messina hanno analizzato, riuscendo così dopo 26 anni, a isolare il DNA e dunque a tracciare un profilo biologico del violentatore e dell’assassino.

Ma questo non é certo un caso da sostantivi “al singolare”, visto che le persone coinvolte in questo omicidio sarebbero ben tre.

Una vicenda che non risparmia colpi di scena, dunque, visto che già lo scorso aprile saltò fuori un braccialetto che la vittima indossava nel momento in cui morì, e che era rimasto negli archivi senza mai essere analizzato. Velo di mistero dunque anche sulla vicenda reperti, perché alcuni di essi che risultavano spariti, come per magia saltano fuori dopo decenni, e diventano disponibili all’analisi peritale. Per l’omicidio é in corso a tutt’oggi un processo davanti alla corte d’Assise d’appello, e in quel sede si batte, dibatte, ribatte, si analizzano reperti, si rendono noti particolari emersi da analisi di laboratorio, e si cerca di capire la verità. Ecco…la verità.

Quella spietata verità che spesso si nascondo nelle pieghe processuali, che non viene pronunciata quando sarebbe necessario, che se ne sta silenziosa in disparte, nell’attesa che qualcuno la stani e la mostri al mondo. Per l’omicidio della ragazza sono sotto processo tre pastori di Cerisano, Alfredo Sansone ed i figli Franco e Remo.

Proprio Franco Sansone è accusato di aver violentato Roberta e poi averla uccisa insieme a Luigi Carbone, a sua volta eliminato – così come si evince dagli atti processuale – dai tre della famiglia Sansone. Uno degli indagati dunque, non può più rispondere di eventuali reati, I Ris dichiarano che i rilievi fatti sul posto al momento della vicenda sono “pessimi” e il Dna estratto dal liquido seminale ritrovato sulla zolla di terra, non sarebbe del principale indiziato Franco Sansone. Nei giorni scorsi, proprio in un aula del tribunale di Cosenza si è provveduto a prelevare campioni di DNA, ai parenti di Luigi Carbone, scomparso nel 1989 e accusato di aver ucciso la studentessa insieme a Franco Sansone. Sembrerebbe che l’unica cosa da fare sia attendere, ma ventisei anni pesano davvero tanto sulle spalle di chi attende la verità, per chi aspetta un momento per piangere in pace il proprio caro, senza dover comparire in tribunale, rivivendo scene e dettagli che tagliano a pezzi l’animo ed i ricordi. Fu un omicidio occasionale, o c’entra la malavita? Roberta si fermò per un guasto al motorino o, vista l’auto che procedeva dietro di lei, si fermò per chiedere un’informazione?

La storia di Roberta Lanzino é una storia di violenza maschile, di morte. É una storia di tematiche ancora troppo attuali, e oggi lo chiamiamo “femminicidio”. É una storia di diritti negati. É una storia vera che fa ancora discutere, ma che soprattutto fa riflettere. Pochi passi avanti in tutti questi anni, svolte solo “accennate” e la consapevolezza che la verità, resterà nascosta ancora per un bel po’.

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