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Salvatore Parolisi vuole fare il padre: l’assassino di Melania Rea scrive ai giudici

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Salvatore Parolisi è stato condannato a 20 anni per l’omicidio di Melania Rea, sua moglie. Il caporalmaggiore maggiore dell’esercito, ha scritto una lettera ai giudici, chiedendo di vedere sua figlia. Dura la reazione della famiglia Rea.

omicidio melania reaSalvatore Parolisi non può vedere sua figlia Vittoria. Nel 2012, i giudici della Corte d’Appello hanno emesso la sentenza con cui si stabilisce che ha perso la patria potestà. Padre e figlia possono sentirsi telefonicamente, ma l’ultimo contatto risale a due anni fa. Per questo motivo, Parolisi ha deciso di presentare un’istanza al Tribunale dei Minori di Napoli. Il prossimo 7 giugno i giudici saranno chiamati a decidere se il caporalmaggiore dell’esercito può vedere e sentire la piccola Vittoria.

Michele Rea, il fratello di Melania, è stato intervistato dal settimanale Giallo. Leggete cosa ha detto: «Parolisi piange perché non può vedere sua figlia? Sapesse quante lacrime ha versato e verserà Vittoria per colpa sua! Sua figlia piange perché lui le ha tolto per sempre la madre. E noi tutti piangiamo, ancora, oggi perché quel mostro ha ammazzato la nostra amata Melania». La donna è stata uccisa il 18 aprile del 2011 con 35 coltellate, a Ripe di Civitella, in un bosco. Parolisi è stato condannato in via definitiva a 20 anni, ma la condanna più pesante è per Vittoria, che crescerà senza la madre. Quando è stata uccisa, aveva 18 mesi, oggi ha 6 anni e vive con i nonni. Michele Rea, ha raccontato che la piccola sa tutto quello che è successo e che è seguita dagli psicologi.

Tornando all’istanza che ha presentato Salvatore Parolisi, il settimanale Giallo ne ha riportato alcuni passaggi: «Questa vicenda ha prodotto nel Parolisi uno stato di forte stress psicologico. Egli si presentato dimagrito e ha riferito di dormire poco. Durante i colloqui psicologici l’esternazione di tale stato di disagio ha assunto nei momenti di maggior prostrazione anche la forma del pianto». Gli avvocati scrivono ancora: «Parolisi ha tenuto a precisare che, secondo quanto appreso dalla sorella Francesca e percepito da lui stesso nel corso delle telefonate con la figlia, la bambina, quando si trova presso i famigliari paterni, si comporta in modo gioioso, colloquiale, chiede informazioni del papà ed esprime il desiderio di guardare le foto dei genitori. Con lui comunica in modo spontaneo e affettuoso…».

Michele Rea però ricorda benissimo che Vittoria si rifiutava di rispondere quando il padre telefonava e scappava via. Ora che è cresciuta, per lei sarebbe traumatico andare a trovare in carcere l’uomo che ha fatto del male a sua madre. La difesa però insiste e sostiene che questi incontri “sono auspicabili nell’esclusivo interesse della minore”. Antonio Cozza, il legale di Salvatore Parolisi ha sottolineato che “Volenti o nolenti, Parolisi rimarrà sempre il padre di questa bambina. La responsabilità genitoriale riguarda il poter prendere decisioni, mentre il diritto alla genitorialità riguarda il rapporto tra padre e figlia, che tra Salvatore e Vittoria c’è e non potrà mai essere cancellato da nessuna sentenza”. La parola adesso passa ai giudici.

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