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Sangue sul Tevere, storie di serial killer, valige e canari

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Sangue sul TevereNumerosi sono gli efferati omicidi che con il tempo sono stati totalmente dimenticati. “Sangue sul Tevere. Storie di serial killer, valige e canari” è un libro di Vincenzo Maria Mastronardi, ArmandoPalmegiani e Fabio Sanvitale in cui si riportano alla luce alcuni delitti che hanno caratterizzato il Novecento romano

Tanti sono gli omicidi che ogni giorno riempiono le pagine dei giornali o di siti di cronaca nera. Molti sono i modi in cui si decide di uccidere una persona e tanti altri sono quelli in cui si sceglie di come disfarsi di un cadavere.

“Sangue sul Tevere. Storie di serial killer, valige e canari”, racconta in 208 pagine dettagliate e con foto di quattro assassini a cui non è bastato semplicemente uccidere.

Cesare Serviatti, Vincenzo Teti, Pietro De Negri e lo Squartatore del ’76 hanno voluto oltraggiare e disprezzare il corpo senza vita della loro vittima facendola completamente a pezzi.

Il libro racconta di quattro agghiaccianti omicidi realmente avvenuti a Roma tra gli anni Venti e la fine degli anni Ottanta. Il tutto è nato da un lungo lavoro di ricerca eseguito dagli autori che hanno consultato migliaia di atti giudiziari comprese ipotesi investigative e sopralluoghi.

Cesare Serviatti, prima macellaio e poi infermiere, si servì delle sue abilità professionali per fare in tanti piccoli pezzi le sue vittime. Ingannava le sue donne, prometteva di sposarle per poi ucciderle e macellarle senza pietà nascondendole in valigie, gettandole nel fiume o abbandonarle su treni diretti verso altre città.

Vincenzo Teti è stato l’autore di uno dei più atroci delitti degli anni Sessanta. Uccise le sue vittime e le sezionò con una sega elettrica mentre nelle stanza accanto dormivano i figli di chi decise di fare a pezzi. Il movente che scatenò tanta crudeltà fu davvero assurdo.

Pietro De Negri, conosciuto come il Canaro della Magliana perchè toelettatore di cani del quartiere della Magliana a Roma, uccise brutalmente l’ex pugile dilettante Giancarlo Ricci. La sua vittima fu torturata e mutilata fino alla morte.

Ed infine l’ultimo killer, lo Squartatore del ’76, che fece affiorare dalle acque del fiume Tevere i pezzi di un corpo d’uomo come se volesse far ricomporre un puzzle.

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