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Silvia Caramazza: uccise la compagna e la chiuse nel freezer chiesto l’ergastolo per Giulio Caria

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Nessuno sconto della pena nonostante il processo con rito abbreviato. Questa la richiesta del pm Maria Gabriella Tavano, accusa nel processo per l’omicidio di Silvia Caramazza, uccisa e poi rinchiusa nel freezer del suo appartamento in viale Aldini, nel giugno del 2013

silvia-caramazzaPer l’imputato, l’ex fidanzato Giulio Caria è stato chiesto l’ergastolo. Il motivo della richiesta, motivata in tre ore di requisitoria, è omicidio aggravato dall’efferatezza del crimine e da episodi  precedenti di stalking.

Caria è accusato anche di minacce gravi nei confronti dei testimoni, ai quali ha mandato lettere di intimazione per far cambiare loro la versione dei fatti, e di sottrazione di denaro della vittima. Avendo chiesto l’esclusione del rito abbreviato, lo sconto della pena non consisterebbe più nella riduzione di un terzo della pena stessa, ma si limiterebbe all’annullamento dell’isolamento diurno.

Maria Gabriella Tavano ha dapprima ricostruito tutte le fasi della relazione, un rapporto che il trentaquattrenne Caria ha vissuto in modo morboso ed ossessivo tanto da annullarne gli spazi personali e arrivando a commettere atti di stalking. La Caramazza, esasperata dalla situazione, aveva quindi deciso di lasciare l’uomo, per riconquistare la libertà. Ma non è andata così: l’assassino, non avendo accolto di buon grado la decisione e acceecato dalla rabbia, ha inferto sette colpi mortali brandendo un attizzatoio da camino per poi nascondere il corpo in freezer.
Il movente dell’omicidio, che a prima vista sembra l’ossessività verso la commercialista uccisa, è in realtà di tipo economico.

Caria era un semplice muratore mentre la vittima viveva in condizioni economiche molto agiate. La fine di quella relazione, quindi, costituiva la fine della bella vita che lui, col suo lavoro, non si sarebbe mai potuto permettere. Ha quindi prosciugato il conto in banca, per un ammontare di 450 mila euro e ha ucciso Silvia, nascondendola in frigorifero con la convinzione che non l’avrebbero mai ritrovata.

L’imputato ha rilasciato una dichiarazione di poche parole “Sono innocente, non l’ho uccisa io. Mi trovo in una condizione difficile, non posso partecipare a questo processo e mi affido al lavoro dei miei legali”.
Domani sarà il turno della difesa, che con le sue arringhe, chiederà l’assoluzione totale sia per il delitto sia per le aggravanti, che possono condizionare non poco il verdetto finale.
La famiglia della vittima, che ha assistito a tutte le fasi del processo, si è costituita parte civile e, in aggiunta alle richieste della pm, ha chiesto 250 mila euro di risarcimento.

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