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Delitti ItalianiStefano Raimondi: Il suo assassino condannato a dieci anni di carcere

Stefano Raimondi: Il suo assassino condannato a dieci anni di carcere

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Una banale discussione in discoteca degenerata in omicidio, così il 20enne Stefano Raimondi nel 2011 venne ucciso dal ristoratore Alexander Georgiadis che colpì il ragazzo con una bottiglia di vodka

Alexander Georgiadis è stato condannato a 10 anni di carcere per aver ucciso Stefano Raimondi. Il ragazzo quel maledetto 28 luglio 2011 era in vacanza a Mykonos con alcuni amici. Una normale serata in discoteca finita in tragedia. Il processo per l’omicidio di Stefano Raimondi si è tenuto in Grecia e l’aggressore e omicida è stato imputato per lesioni mortali. La famiglia del ragazzo vuole però che Georgiadis venga accusato di omicidio volontario.

Secondo le ricostruzioni dell’omicidio, il tutto era avvenuto a notte fonda, quando la compagnia di Stefano Raimondi iniziò una discussione con la compagnia svizzera dell’assassino, che dopo un pò salì su un tavolino sferrando un colpo mortale alla testa del ventenne con una bottiglia di vodka.

Stefano venne subito trasportato in ospedale ma purtroppo non c’era più nulla da fare.

stefano raimondi

Dopo qualche tempo al Corriere della Sera arrivò una lettera di una 19enne che quel 28 luglio era presenta nella nota discoteca di Mykonos. La ragazza scriveva: “Ricordo bene i tre svizzeri, già a venti all’una avevano il tavolo pieno di bicchieri usati e di bottiglie mezze vuote. E poi c’era “lei”, lei che era oggetto delle foto della serata: una bottiglia di vodka da sei litri. Ora, questi ragazzi non erano al tavolo da soli, ma di certo quella bottiglia se la scolavano, uno shottino dopo l’altro, per lo più loro tre. Sei litri per tre persone = più o meno due litri a testa di vodka liscia. La fortuna quella sera ha baciato il mio gruppo: un’ora prima che scoppiasse la rissa avevamo deciso di intrufolarci in pista e io sono stata ancora più fortunata perché pochissimo prima della rissa sono andata in spiaggia”.

“Una coppia di miei amici si trovava lì al bancone: hanno sentito l’urlo di una ragazza e hanno visto la folla che si apriva d’improvviso. Stefano Raimondi era appena stato colpito. I bodyguard hanno preso il ragazzo e lo hanno trasportato all’esterno del locale, sullo sterrato del parcheggio di fronte. I compagni di Stefano erano nella confusione più totale. Uno dei due miei amici ha chiesto loro se avessero chiamato l’ambulanza, ma i ragazzi hanno risposto di no “perchè non abbiamo il numero”.

I bodyguard erano immobili, impassibili. Nel frattempo erano trascorsi 40 minuti. Quando l’ambulanza è arrivata, a sirene spente, ne erano passati altri dieci (…)”

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